I BENI CULTURALI IN CAMPANIA FRA PASSATO E FUTURO

Itinerario vesuviano: dal "Miglio d'Oro" a Torre del Greco

L'itinerario che va da San Giovanni a Teduccio e Barra verso Torre del Greco era attraversato dall'antica Strada Regia delle Calabrie. Molto frequentato dai viaggiatori settecenteschi, questo percorso incantava per il ridente paesaggio e le "amene" residenze che lo punteggiavano, le Ville Vesuviane, opera dei migliori architetti e di maestranze abilissime che tuttora testimoniano, nonostante l'abbandono di alcune di loro, l'armonico sistema del cosiddetto Miglio d'Oro, compreso tra Ercolano e Torre del Greco.

Soprattutto grazie alla lavorazione del corallo, oggi quest'ultima è spesso inserita un po' frettolosamente nei circuiti turistici. Meno "appariscente" di altre cittadine del comprensorio di Napoli Sud, è una città da scoprire, in cui alcuni luoghi un po' "eccentrici" aiutano a comprendere meglio un'area e una storia, le occasioni perdute e le ferite inflitte al patrimonio ambientale ed economico.

Una visita particolare merita il Molino Meridionale Marzoli. Attualmente è di proprieta' del Comune di Torre del Greco che da questa estate inaugura il suo recupero con una serie di incontri musicali ed una rassegna cinematografica. L'edificio, molto suggestivo dal punto di vista architettonico, è uno dei più significativi poli dell'archeologia industriale campana e ricorda con i cantieri sottostanti, destinati ai navigli che trasportavano gli sfarinati, l'età d'oro della defunta "arte bianca".

Il fascino della cittadina vesuviana è legato soprattutto all'antica lavorazione del corallo. Attualmente in città vi sono circa 168 aziende che lavorano il corallo ed il cammeo e che occupano circa 5000 addetti, tra diretto e indotto. Soggetto importante per il rilancio del settore è l'ASSOCORAL (Associazione Produttori Coralli e Cammei di Torre del Greco). Vengono in mente i nomi delle ditte Apa e Ascione che risalgono al secolo scorso, o la manifattura Aucella che risale al 1930. La recente produzione su ampia scala del cammeo, conserva tecniche e motivi tradizionali, ma non mancano artigiani che sposano tecnica e ricerca stilistica come il torrese Vincenzo Garofalo che è un orafo che esegue presepi artistici in miniatura utilizzando anche il corallo. Nella Piazza Palomba si può visitare il Museo del Corallo, piccolo gioiello concepito nel 1932 come salone didattico dei manufatti realizzati nella Scuola del Corallo (ora Istituto d'arte).

Da qui si imbocca la Via Purgatorio, che si prolunga in Via Nazionale, lungo la quale si possono distinguere ben 12 residenze censite tra le Ville Vesuviane. La prima è la Villa del Cardinale, sulla Via del Purgatorio 122, con un grandioso portale d'ingresso che rimarca la zona centrale dell'edificio, culminante in un'edicola sacra contenente il busto di San Gennaro. Percorrendo la Via Nazionale, si incontrano al n. 401 Villa Bruno-Prota, anch'essa caratterizzata da un imponente portale sormontato dal busto di san Gennaro, al n.633 Villa Macrina, dalla equilibrata facciata, al n.279 Villa Mennella, l'elegante Villa Maria al n.239, e la scenografica Villa Prota al n.1009. Dalla Via Nazionale è possibile deviare sulla Via Leopardi, per immergersi nel paesaggio ove si trattenne Giacomo Leopardi, ospite dei Ranieri nella cosiddetta Villa delle Ginestre ed ove compose La Ginestra e Il tramonto della Luna.

Chi volesse scoprire il territorio di Torre del Greco, può visitare le cappelline di campagna come la Cappella Sant'Elena, la chiesetta di S. Pietro a Calastro e la Cappella Ruggiero, che si colloca in alto e dà la possibilità di spaziare con lo sguardo sul mare antistante (si veda C.Ciavolino "Cappelle campestri", 1993).

Da Torre del Greco è possibile raggiungere l'Osservatorio Vesuviano percorrendo l'agevole Strada del Vesuvio, che si dirama dall'uscita dell'Autostrada A3 ed è anche possibile l'ascensione a piedi per sentieri e mulattiere (3 ore ca.).

Alessandra Aloigi

 

S. AGATA DEI GOTI: UN ANTICO BORGO MEDIOEVALE

S. Agata dei Goti è un borgo medievale del Sannio con caratteristiche singolari.

Sorge sullantica città sannita di Saticula, come narra Tito Livio, che prese parte alla seconda guerra sannitica e alla seconda guerra punica. Oggi il centro è meta di numerosi turisti, per lo più campani, attratti dalla singolarità e tranquillità del posto; i visitatori del fine settimana e della domenica hanno a S. Agata la possibilità di visitare il luogo in tempi contenuti pur potendo conoscere e ammirare al tempo stesso, come in un excursus storico, le testimonianze che dalla civiltà romana giungono fino allo sviluppo architettonico settecentesco. Il borgo inoltre è possibile visitarlo con una bicicletta nonchè di gustare i prodotti tipici locali con una visita anche alle cantine locali e di poter godere del relax e della natura che lo circonda.

Si parte dalla strada caudina, un pò fuori dal centro per ammirare la chiesa dellAnnunziata fondata nel XIII sec. che presenta un bel portale marmoreo della scuola di Annibale Caccavello datato al 1536, un vasto ciclo di affreschi recentemente riportati alla luce e restaurati: il Giudizio Universale ed una serie di affreschi del 300 e 400 tra cui unAnnunciazione.

Proseguendo nel percorso incontriamo allingresso della città, su piazza Mercato, a difesa il castello Ducale costruito, con mezzi semplici, al tempo della dominazione normanna. Al piano nobile una grande sala è affrescata da Tommaso Giaquinto nel 1710, su commissione dei Carafa, con figure allegoriche e paesaggi tra cui la scena di Diana e Atteone.

Proprio di fronte al castello si trova la chiesa di S.Menna, Essa conserva allesterno il portale romanico decorato da festone di foglie e sorretto da due teste di leone; linterno a tre navate conserva capitelli altomedievali e romanici e un importante pavimento musivo a figure geometriche del XII sec. che costituisce una delle più antiche testimonianze dellItalia meridionale.
Paola Matino

Memorie di pietra

Ci affascina lidea di riaccendere linteresse attorno ai luoghi dimenticati, frettolosamente nascosti, che hanno la capacità di evocare quello che è per noi un passato in gran parte sconosciuto, di comunicarci le sensazioni che quellatmosfera, quel silenzio, quegli odori, suscitavano nellanimo dei nostri nonni.

La semplice leggerezza di un ritmo più sostenibile cadenzava le loro vite, il contatto non mediato con la natura le accompagnava nel tempo.

Tutto questo, in un certo momento, è stato considerato imbarazzante, antico, non più adeguato a moderne ambizioni, è stato, nel giro di un folle ventennio, con cura spazzato via. I luoghi che ospitavano quel tipo di vita sono abbandonati, messi da parte come retaggio non degno, ingombrante, costoso, perchè troppo lontani dalla frenetica velocità e dalla patinata bellezza di un modo di vita esteriormente moderno, inculcato dallesterno per modellare una società non ancora pronta nè consapevole pur se curiosa per le pubblicizzate novità.

Ci si è affrettati a cambiare vita, a cancellare le tracce della nostra storia, a sostituire le pietre con il cemento, in nome di un sogno di progresso rivelatosi virtuale, ripetutamente proclamato e sfociato invece in un modello di vita alieno, figlio innaturale di una tradizione lenta e superstiziosa, non ancora sopita, e di una modernizzazione cieca e superficiale.

Lassociazione culturale Gruppo di Lavoro Centro Storico, presieduta da Enzo Tenore, è nata dal desiderio di un gruppo di giovani di non vedere totalmente disperse le proprie tradizioni e dimenticata la propria cultura popolare. Per un paese come Aquilonia, con una vicenda singolare, dopo sessanta anni di graduale distaccamento degli abitanti dai propri "luoghi di nascita" e di allontanamento da ciò che è considerato il valore fondativo di ogni comunità, la propria tradizione, molti giovani hanno "puntato i piedi" e si sono dati concretamente da fare affinchè il processo di impoverimento culturale della collettivit non acquisisse carattere di irreversibilità.

Il Gruppo di Lavoro Centro Storico, collabora tuttoggi al recupero e alla salvaguardia del patrimonio ambientale e culturale del proprio territorio, ed è stato fra i promotori della creazione e la crescita del Museo Etnografico di Aquilonia, vero e proprio laboratorio di varie attività, nel quale è impegnato, per esempio per la catalogazione dei reperti, per lallestimento delle sale, lassistenza ai visitatori, etc.

Periodicamente sono organizzate iniziative culturali, come la recente mostra fotografica "Memorie di Pietra, patrocinate dal comune di Aquilonia e dalla Regione Campania, Assessorato al Turismo e Assessorato Istruzione e Cultura, tese alla divulgazione del locale "patrimonio materiale e culturale", la mostra fotografica itinerante di giugno è stata un altro forte impegno per confrontarsi con le realtà concretamente cosi come i gruppi di studio e di lavoro organizzati per la trascrizione e linterpretazione degli innumerevoli documenti cartacei finora raccolti. é da poco intrapresa una piccola attività editoriale. Sono tre anni che i giovani soci lavorano assieme, accrescendo sempre più la propria esperienza e il proprio interesse.

Ci si occupa anche della tutela fisica dei luoghi che hanno accolto il primo quarto di vita dei nostri nonni, ora in grave stato di abbandono e degrado (fino a qualche tempo fa discarica ufficiale del comune).

Ogni estate è organizzata una tre-giorni ecologica che vede impegnati gioiosamente i giovani del paese nella bonifica del territorio dai rifiuti disseminati tra i ruderi del centro storico, che ogni anno immancabilmente fioriscono ovunque. Sono tre anni che lavoriamo insieme e contiamo di accrescere sempre più la nostra esperienza: la mostra itinerante ci è sembrata un buon inizio per confrontarci con le realtà a noi più prossime e registrare lattenzione che, in questi luoghi, è prestata alle tematiche che noi affrontiamo.
Alessandro DAloia

Il Museo Campano di Capua

Di pochi ruoli sono stato così orgoglioso come quello di Presidente del Comitato esecutivo del Museo Campano di Capua; un incarico che ho accettato con devozione alla sacra memoria della civiltà antica che ha in Capua una sua gloria prima.

Lalta responsabilità alla quale sono stato chiamato mi impone prima di tutto di contribuire con il mio poco nome al grande nome di questo Museo, estendendone con tutte le mie energie la conoscenza, per contrastare la distrazione verso un così importante patrimonio preservato nei secoli e qui offerto con generosità e rara sapienza espositiva.

E' questo stesso civile modo di non nascondere ciò che la terra ha protetto e donato che va tutelato con rispetto religioso e suprema prudenza. E'dunque di prudenza, per tutti e per me ancor più, virtù rara, che io sono qui a dar prova, e non per finta modestia, ma per maturata convinzione che i musei stessi, con lofferta di modelli espositivi che corrispondono alla scienza positiva tra fine Ottocento e primo Novecento, sono beni artistici da preservare limitando interventi e stravolgimenti ispirati a criteri di sempre allarmante modernizzazione. Il Museo Campano di Capua con le sue collezioni, proposte in un palinsesto variegato ma razionale, è una mirabile unità museografica, miracolosamente preservata, e soltanto allargata in anni in cui i musei sistemati alla fine del secolo scorso sono stati stravolti con criteri ritenuti innovativi e spesso nientaltro che cimiteriali.

Il Museo Campano di Capua è vivo, ha lo charme di un signore che abbia conservato antiche consuetudini umiliate da necessità e servitù ritenute moderne, e che oggi appare misteriosamente e intensamente affascinante. La civiltà che si esprime da colonne, epigrafi, sarcofagi, vasi, matres matutae, statuette votive; e ancora laustera rinascita di quella stessa civiltà nelle solenni testimonianze delletà federiciana e più tardi nella pittura e nella scultura del Cinquecento napoletano (non chiedevano e non potevano desiderare miglior spazio e più ampio risalto), sono valori cui guardare con rispetto e devozione, assumendo labito di sacerdote di una tanto grande religione.

Vittorio Sgarbi

 

Capua: natura cultura della Campania Felix

A chi voglia trascorrere una giornata "fuori porta" o una serata fuori dal caos cittadino e dai soliti circuiti, resta unoasi: Capua. Capua una " riserva" in un paesaggio in cui natura e cultura si sposano meravigliosamente. Nel suo territorio si trovano, infatti, spazi verdi, palazzi, chiese e conventi, caserme e fortificazioni che possono rispondere alle diverse esigenze del curioso visitatore.

L'attuale Capua prende il nome dalla gloriosa antica citt, che sorgeva nel sito dell'attuale Santa Maria Capua Vetere. La visita della citt pu iniziare dal centro, quale da considerarsi Piazza Giudici. In Piazza si pu ammirare il Palazzo del Municipio di epoca rinascimentale e la Chiesa affiancata dall'arco di Sant'Eligio del XIII secolo. E' da questa piazza che si dipana la vita cittadina; essa il luogo di incontro e del passeggio dei Capuani e dei turisti che seduti ad un tavolino dei tanti bar che danno sulla stessa, possono "gustare" la suggestiva atmosfera antica della cittadina.

A destra si imbocca la via Duomo, che conduce all'omonima piazza, dove si trova il Duomo affiancato dalla Torre Campanaria.

Da via Duomo percorrendo un sottopassaggio con arcate del '400 si arriva in via Roma. Era forse la principale arteria commerciale della citt e sede dei pi lussureggianti giardini e dei bei palazzi patrizi, tra cui al n. 76 il famoso Palazzo Antignano, di epoca rinascimentale e dal 1874 sede del Museo dei ricordi della Terra di Lavoro, il Museo Campano. Nel museo notevole la documentazione storica, artistica ed archeologica di tutta la civilt campana.

Percorrendo il Corso Appio, cos" denominato perch pressocch corrispondente all'antica via Appia, che attraversava la citt da Porta Napoli a Porta Roma (o Federiciana), ed oggi il luogo dello shopping dei cittadini capuani, si giunge in Piazza Marconi, dove si trova la Chiesa dell'Annunciata. Andando verso Porta Napoli sulla sinistra in via G. Andreozzi prospetta il Palazzo dei Principi Normanni o Castello delle Pietre del XI secolo, cos" chiamato per i grandi blocchi che lo costituiscono, provenienti in gran parte dall'Anfiteatro Campano di Capua Vetere.

Maria Simonetti

 

Santa Maria Capua Vetere:

il vero volto dellantica Capua

Passeggiando per i lunghi ed alberati viali dellantico centro di origine etrusca, famoso a generazioni di studenti per gli "ozi" del generale Annibale e dellesercito cartaginese dopo il trionfo sui romani a Canne (216 a.C.), una mirabile ed armoniosa sintesi tra antico e moderno colpisce la sensibilit di chi osserva. In via Aldo Moro,

lArco di Adriano, di cui tutto ci che resta di questo antico accesso alla citt romana sono tre pilastri ed un arco laterale, appare, infatti, completamente irretito nel tessuto urbano, cos" come i sepolcri romani che si trovano lungo la via per Caserta.

Lo stesso effetto percepibile in piazza "Matteotti", unico punto di ritrovo dei giovani locali. Solitamente silenziosa durante tutto il giorno, questa piazza si apre con un modesto giardinetto comunale davanti al prospetto neoclassico del Duomo che, secondo la leggenda, sarebbe stato costruito nel 432 dal vescovo Simmaco sui resti delle catacombe e ampliato poi da Arechi II nel 787.

Se si viene in visita nei mesi estivi, possibile partecipare alle iniziative culturali, organizzate dalla Soprintendenza Archeologica della provincia di Napoli e Caserta, nei luoghi archeologici pi suggestivi. Queste episodiche attivit, tuttavia, non sembrano turbare la tranquilla fisionomia della cittadina dallillustre passato. Non si dimentichi, infatti, che lantico centro di S. Maria, grazie alla sua favorevole posizione geografica ed alla ricercata produzione di vasi di bronzo e ceramica a vernice nera, divenne in breve tempo la pi grande e ricca citt dellItalia meridionale, al punto che Cicerone giunse a contrapporla a Roma per splendore e regolarit di impianto.

Della grandiosit dell "antica Capua" abbiamo oggi numerose testimonianze, ma quella che potremmo definire la "perla turistica" lAnfiteatro, i cui imponenti resti possono essere ammirati una volta giunti in fondo alla Piazza 1 Ottobre 1860. Esso , per dimensioni (m169 x m139), il terzo dItalia dopo il Flavio di Pozzuoli ed il Colosseo. Non si conosce con certezza la data della sua costruzione, avvenuta probabilmente intorno al II secolo d.C. ad opera dei veterani di Augusto dopo la battaglia di Azio, ma di sicuro qui, cos" come testimoniano i resti umani ed animali, si effettuavano combattimenti. Entrando, un suggestivo sodalizio tra natura e memorie del passato toccano lanimo dello spettatore.

A richiesta, dallanfiteatro possibile prenotare la visita al Mitreo, situato in un piccolo e stretto vicoletto di via Morelli. Scoperto il 26 settembre del 1922, durante gli scavi per la realizzazione di fondamenta, uno dei pochissimi templi esistenti in Italia dedicati al culto del dio Mitra.

Per chi voglia sfogliare in modo originale pagine di storia del centro antico, ripercorrendo alcune tappe dalle origini al IX secolo, consigliamo di non perdere la visita al Museo Archeologico, dove sono esposti in ordine cronologico i materiali scoperti negli ultimi quarantanni e le raccolte di terrecotte, che tuttora costituiscono una delle risorse primarie delleconomia della cittadina.

Elisabetta Lanzuolo

Come raggiungere S. Maria (m 36, ab.36.396, provincia di Caserta., partendo da Napoli, piazza Garibaldi:

-Auto: si imbocca lA1 e si esce a Caserta Nord, qui si abbandona lautostrada, uscendo a sinistra sulla statale n.7, via Appia;

-FF.SS.: si prende la linea Napoli-Roma via Cassino;

-Autolinea: ACTP che parte dalla stazione centrale di Napoli.