Campania verso l'Europa



I Luoghi, la Memoria: l'area della Sanità

I fase Preparazione e contatti preliminari
II fase Acquisizione e verifica dei dati
III fase Produzione materiale informativo


Incontro tra i giovani impegnati nel progetto sui temi della salvaguardia del patrimonio artistico ed ambientale ed il panorama informativo relativo ai beni culturali della Campania - definizione di compiti e strategie d'intervento - incontri fra i membri dell'associazione ed i giovani di altri gruppi - contatti con i rappresentanti di enti locali e soprintendenze ai Beni Archeologici, Artistici ed Architettonici.
Escursione ai principali mesei, siti archeologici e centri storici della Campania e rilevamento dei dati - raccolta dei dati sullo stato di conservazione dei monumenti -contatti con la rete dei partners europei.
Analisi dei dati rilevati sul territorio - valutazione della situazione di degrado - individuazione di strategie di intervento - raccolta delle testimonianze e del materiale informativo realizzato dai partners europei.
Realizzazione di un Bollettino di Informazione utilizzando il materiale raccolto e selezionato - distribuzione a scuole, istituzioni, gruppi ed associazioni giovanili.
Realizzazione di un Ipertesto multimediale - allestimento di un sito Internet - presentazione al pubblico e verifica del follow-up.
L'area della Sanità
Un quartiere esteso quanto Parma: Stella S.Carlo Arena, con i suoi 120.000 abitanti, è una città nella città. Un'area metropolitana di vitale importanza, crocevia di tradizioni culturali ed architettoniche e degenerazioni urbanistiche neo melodiche. In questo quartiere nacque Totò, tra vicoli e stradine della Sanità un altro grande, Eduardo De Filippo, ambientò una delle più belle commedie "Il sindaco del rione Sanità". Oggi di queste tradizioni, della napoletanità, non resta molto. La gente che vive nel quartiere spesso ignora la storia di chiese ed edifici, l'esistenza di opere di rilievo internazionale, come Palazzo Fuga, considerato dall'Unesco monumento mondiale. Francesco De Marco, dirige questa circoscrizione con grandissimo impegno e soprattutto con l'amore di chi vi è nato: - "Anche se non è il cuore della città, il nostro quartiere ha delle bellezze invidiabili, purtroppo ancora poco valorizzate" -
Palazzo dello Spagnuolo Per esempio?
-"Ci sono opere di grandissimo valore che potrebbero diventare itinerari turistici di rilievo : l'Osservatorio astronomico, il museo di Capodimonte con il bosco, aperto alla città. Quanti hanno visitato l'Orto Botanico, le Catacombe di S. Gennaro e di S.Gaudioso, la bellissima chiesa di S.Vincenzo con i suoi labirintici sotterranei, oppure il Museo di Totò, allocato nell'antico Palazzo dello Spagnuolo?"-
Ma la criminalità?
"Il fenomeno della criminalità è una grossa piaga del quartiere. In una seduta del consiglio circoscrizionale abbiamo ospitato il Ministro degli Interni Rosa Iervolino ed il prefetto Romano, intervenuti sul problema dell'ordine pubblico. In seguito c'è stato un miglioramento, grazie ad un maggiore controllo del territorio da parte delle forze dell'ordine. La crescita delle famiglie malavitosas va però combattuta con la diffusione della cultura e delle offerte formative".
Quali sono le carenze strutturali nel quartiere?
"Non c'è un cinema, né un teatro...le due sale cinematografiche "storiche", il Corallo ed il Gloria sono chiuse da anni".
Vi sono impianti sportivi per i giovani?
-"Il quartiere non ha tante strutture sportive e le poche che ha spesso non funzionano. Da tre anni mi sto battendo per ottenere l'efficienza dei quattro impianti polivalenti, attualmente deturpati e vandalizzati, che si trovano nello spazio verde di Villa Capriccio, sede della nostra circoscrizione"-.
Le associazioni culturali partecipano alle attività del quartiere?
-"Sì, grazie al loro contributo abbiamo realizzato diverse iniziative: "Rema nei parchi" il cui promoter, Davide Tizzano, medaglia d'oro ai mondiali di canoa ha portato dei vogatori meccanici nel parco Lieti per la gioia dei bambini del quartiere, cui abbiamo regalato magliette e palloncini. Un'altra bella manifestazione è stata "Mezzanotte nei parchi" con una serie di serate musicali e grandi orchestre a Palazzo Fuga"-.
Le scuole partecipano attivamente alla vita del quartiere, qual è il loro contributo?
-"Accanto ai nuovi Centri Territoriali c'è una scuola di cui possiamo andar fieri, l'Istituto Caselli, nel bosco di Capodimonte in cui si lavora la ceramica. E' un bell'esempio di recupero della tradizione artigianale che andrebbe promosso anche altrove. Come S.Gregorio Armeno per presepi e pastori, Stella S.Carlo dovrebbe conservare la tradizione delle più belle ceramiche del mondo. Purtroppo il 90% dei giovani che si diploma al Caselli trova occupazione altrove, non nella nostra città"-.
Qual è per concludere la sua speranza?
-"Di continuare a dare segnali di miglioramento al quartiere. C'è ancora tanto da fare per rendere più vivibile Stella S.Carlo Arena"-.
Annalisa Lualdi


Analisi dei dati: I beni culturali dell'area


CATACOMBA DI S. GAUDIOSO
Esterno alle mura della città nell'area "extra-urbana" della Sanità è l'accesso alla catacomba di S. Gaudioso.
La ricostruzione topografica del cimitero è molto complessa, in quanto ha subito nel tempo una tale serie di modifiche, che lo schema originario è stato completamente alterato.
Alla catacomba si accede attraverso l'ambulacrum, l'ingresso che divenne poi ecclesia nel VI sec. E che ospita un affresco di Madonna con Bambino del V-VI sec. d.C., la più antica immagine conosciuta dell'iconografia mariana napoletana.
Il vano è importante anche perché è stato identificato come tomba del vescovo Nostriano ivi sepolto intorno al 499 d. C.
Attraverso un piccolo cancello in ferro si passa per un ingresso che doveva introdurre al cubiculum di S. Gaudioso, vescovo di Bitinia nell'Africa proconsolare, che, costretto all'esilio dalla persecuzione dei Vandali di Genserico, si era stabilito a Napoli.
Questo ambiente presenta una splendida decorazione musiva, raffigurante i vescovi della città, ed un'epigrafe che ricorda la deposizione del santo Gaudioso nell'ipogeo.
Numerosi sono i cubicoli che si aprono sempre sull'ingresso principale e tra questi degno di nota per il contrasto cromatico dei colori degli affreschi è l'arcosolium di Pascenzio.
Quanto brevemente descritto è ciò che resta dell'antica catacomba, giacché i vani con i seditori o "cantarelle", cioè i sedili scavati nel tufo su cui i defunti venivano posti ad essiccare, sono il risultato delle intersezioni, che nel XVII sec. introdussero i Domenicani.
Questo cimitero paleocristiano fu comunque molto amato e frequentato dai napoletani, infatti fu meta di numerosi pellegrinaggi di infermi che speravano nell'intercessione del santo per riacquistare la salute.
Da qui nasce l'ipotesi circa l'origine del nome che fu assunto dall'intera valle.
CATACOMBA DI S. SEVERO
La catacomba sorge adiacente all'omonima chiesa voluta da S.Severo all'esterno della cinta muraria in una località poco distante da quella di S. Fortunato e qui con ogni probabilità furono traslate le spoglie del santo vescovo.
La fitta rete di sepolture ipogee, originariamente esistenti, purtroppo non è visibile a causa dell'inurbamento sregolato e irrazionale del quartiere Sanità. Ciò che resta oggi è dunque solo un cubiculum, scoperto da G.A. Galante nel 1865.
Questo ambiente presenta arcosoli, di cui che serbano ancora lo schema decorativo e pittorico. A tale proposito degno di nota è l'arcosolium centrale in cui si riconoscono sullo sfondo le figure, a destra, di S. Severo e S. Paolo, ed a sinistra di S. Gennaro e S. Pietro.
Tali immagini sono suggestive specie per il fatto che sono le rappresentazioni degli apostoli, più antiche a Napoli.
CATACOMBA DI S. VITO
La catacomba di S. Vito dovrebbe essere ubicata al di sotto dell'ex ospedale S. Camillo.
Il condizionale è d'obbligo in quanto di questa catacomba resta, solo la testimonianza degli studiosi che in passato poterono entrarvi, come C. Celano: "Questo era uno degli aditi nel cimitero di S. Gennaro e prendeva il nome da una cappella dedicata a S. Vito , dietro del maggiore altare si vede ancora una parte del cimitero con i suoi loculi nelle mura che tirano verso quello di S. Gennaro ".
Questa testimonianza è importante perché ci garantisce l'esistenza di questa catacomba e porta alla ribalta la tesi che gli ipogei di quest'area della città fossero intercomunicanti.
Fabrizia Riccio


Gli edifici sacri dal medioevo ad oggi
La valle dei Vergini, denominata degli Eunostidi e quella dove sorge la chiesa di San Gennaro, detta degli Eumelidi, erano antiche necropoli extraurbane. Le prime confraternite, chiese, ospedali, i primi nuclei edilizi nacquero intorno ai complessi sepolcrali. La chiesa paleocristiana di San Gennaro, sorta sulla catacomba e rimaneggiata nel corso dei secoli, divenne luogo frequentatissimo di culto e meta di pellegrinaggi durante tutto il Medioevo. Il convento, abbandonato a metà del Quattrocento dai monaci basiliani, fu trasformato dal cardinale Carafa in ospedale per i poveri, gestito da una confraternita di laici. Negli stessi anni furono rimesse in uso fabbriche preesistenti e ne nacquero nuove. La chiesa di Santa Maria della Sanità, sorta in era paleocristiana al centro della valle degli Eumelidi, diventerà il fulcro dello sviluppo urbanistico della zona. Il primo nucleo di questa fabbrica, ricca di stratificazioni, è costituito dalla basilica e dalla catacomba di San Gaudioso, mete di pellegrini che speravano di riacquistare la "sanità". Presto abbandonata, però, decadde e fu sepolta dalle "lave" di fango e pietrisco che periodicamente si rovesciavano a valle. Durante il periodo aragonese ebbe inizio il fenomeno di espansione urbanistica "extra moenia" che interessò soprattutto la zona dei Vergini, concentrandosi intorno alla chiesa di Santa Maria. Un aumento demografico notevole alla metà del Cinquecento portò ad una consistente urbanizzazione, chiaramente rappresentata nella mappa del Lafrery. Nel 1569, a seguito di un nubifragio abbattutosi sulla valle degli Eumelidi, vennero alla luce i resti della chiesa di Santa Maria della Sanità. L'insolito ritrovamento diede vita ad un'intensa attività di culto, che contribuì alla costruzione, nei primi decenni del Seicento ad opera di Fra Nuvolo, di un chiostrino ovale e della sacrestia per la chiesa, dei dormitori e del chiostro per il preesistente convento. La ricchezza e l'imponenza delle costruzioni emergono nella veduta del Baratta, che, per metterle in risalto, abbassa la collina antistante. Accanto al complesso della Sanità sorsero altre fondazioni religiose tra la metà del Cinquecento e gli inizi del secolo successivo, tra cui Santa Maria della Vita (1577), trasformato nell'Ottocento in fabbrica di porcellane, e San Severo (1579). Anche il borgo dei Vergini, che per tutto il secolo continuò ad essere il più popoloso, si arricchì di nuovi edifici per il culto quali Santa Maria della Misericordia, ricostruita nel 1585 con un ospedale per religiosi, la chiesa di Sant'Aspreno nel collegio degli studenti, eretta nel 1633. Nel 1810 fu aperto il Corso Napoleone che, con un grande ponte, scavalcava il vallone della Sanità, in corrispondenza dell'omonima chiesa. Uno dei monumenti più ricchi di storia e di arte, ma poco conosciuti, è la chiesa di Santa Maria dell'Immacolata ai Vergini. Dopo i bombardamenti dell'ultima guerra e i furti successivi, la chiesa conserva scarse testimonianze dei secoli passati. L'edificio, fondato nel 1326, fu affiancato da un piccolo ospedale, retto da frati. L'aula, coperta a crociera e affrescata, fu sommersa dalle "lave". Nel XVI secolo fu costruita una nuova chiesa sopra quella trecentesca, che successivamente fu utilizzata come cripta. Negli anni '60 di questo secolo, in occasione di lavori di restauro, è stata rinvenuta parte della parete frontale trecentesca, con affreschi "giotteschi". Nella chiesa si conserva il fonte in cui furono battezzati due illustri napoletani: l'architetto Ferdinando Sanfelice (1675-1748) e Sant'Alfonso de' Liguori (1696-1787), fondatore dell'Ordine dei Redentoristi. La Chiesa di Sant'Efremo, sorta in età paleocristiana sulle catacombe, fu un luogo attivo di culto nel periodo delle incursioni barbariche. Ci sono tramandate, infatti, varie leggende sulle miracolose facoltà di un religioso che avrebbe allontanato dalla zona i Saraceni. Il complesso ecclesiastico fu ricostruito, negli anni dell'esplosione demografica, a metà del Cinquecento e intorno ad esso si sviluppò un piccolo borgo. Nei pressi furono ritrovati resti dell'acquedotto romano, da cui la località prese il nome di "Ponti Rossi". Nel periodo napoleonico la nascita di nuovi assi viari, quali il Corso Napoleone (attuale Via Santa Teresa) e Via Foria, i borghi dei Vergini e della Sanità furono tagliati fuori e condannati ad una rapida decadenza economica e sociale. I grandi programmi di trasformazione urbana promossi da Ferdinando II, tesi ad abbellire la città e a favorire nuovi collegamenti viari all'esterno del congestionato Centro Storico, ignoravano del tutto le zone popolari come i Quartieri Spagnoli o la Sanità, intrappolate all'interno della rete di strade principali, abbandonandole al loro destino. Qualcosa, però, fu fatto: si risolse il problema delle "lave", sistemando la rete fognaria. Nel nostro secolo il quartiere, a causa dell'accentuato isolamento dal resto della città, ha subito poche variazioni, conservando l'aspetto che aveva nei secoli precedenti. E' continuato l'aumento della popolazione, mentre il verde residuo, già scarso, è scomparso per l'infittirsi del tessuto edilizio. Giovanna De Palma


Valorizzazione dell'area
Cinque itinerari attraverso il Borgo dei Vergini, nel vallone della Sanità ai Miracoli

Il Borgo dei Vergini è un ambito urbano definito, cinto dalle colline di Miradois, Capodimonte, Scudillo, Stella e Materdei e si sviluppa su un fondovalle naturale con forti salti di quota.
La zona dei Vergini-Sanità fin dalla fondazione di Neapolis era ubicata al di fuori dalle mura con una configurazione a forma di Y dove confluivano le acque piovane provenienti dalle alture circostanti. Proprio per questo motivo l'area ebbe funzione cimiteriale fino al XIII secolo. Lungo il vallone dei Vergini furono dislocate le sepolture di epoca greco-romana e i primi cimiteri cristiani, mentre un'importante e vasta necropoli giungeva fino alla Sanità. Le tombe erano scavate nel masso tufaceo fino a dodici metri di profondità; si trattava per lo più di Ipogei, ossia tombe a camera riccamente affrescate, appartenenti a componenti di due fratrie greche: gli Eumelidi e gli Eunosti (da qui il nome di vergini in quanto essi facevano voto di castità e da essi la zona ha preso il nome).
La funzione religiosa e cimiteriale della zona perdurò nel corso dei secoli mentre lo sviluppo abitativo si manifestò a partire dal XV secolo; il borgo a questa data comincia ad assumere la forma attuale a causa della pressante domanda di nuove abitazioni. Inizialmente sorsero qui palazzi nobiliari e casini (es. Palazzo Traetta, Riccia, Sannicandro etc.).
In epoca vicereale, poi, il ritrovamento delle catacombe e dei cimiteri paleocristiani divenne occasione di rilancio per l'intera area.
Nel 1569 un nubifragio mise in luce i resti della chiesa di S. Maria della Sanità sepolta anni prima da un'alluvione. Si riaccese il sentimento religioso e la zona divenne meta ambita dalle varie comunità monastiche per due motivi fondamentali: la mancanza di spazi difficilmente reperibili all'interno della cinta muraria e per la salubrità (sanità) dell'aria. Nel '700 l'attività di due architetti, il Sanfelice e il Vanvitelli caratterizzò il volto del borgo con costruzioni che mettevano in risalto l'aspetto scenografico, l'effimero e le nuove matrici geometriche. Ciò in virtù della risistemazione dell'intera area che serviva da unica via di comunicazione per i Borbone, al fine di raggiungere la Reggia di Capodimonte.
Nel 1807-8 fu aperto il Corso Napoleone da Gioacchino Murat che, sebbene permettesse un più rapido collegamento con la Reggia, stravolse completamente l'impianto urbanistico della zona.
Se si eccettuano rari episodi di intervento soprattutto post-terremoto, il Borgo dei Vergini conserva ancora quell'aria di mistero, di inesplorato e un volto sei-settecentesco. A ciò si aggiunge la volontà di recuperare e rivalorizzare una fetta di territorio per anni abbandonata al suo degrado, ma intrisa di tradizioni, di storia, di arte; e la creazione di percorsi alternativi ci sembra il primo e concreto passo per dare un rilancio all'intera area.

I ITINERARIO
Da Porta S. Gennaro al Museo di Totò: Porta S. Gennaro- S. Maria Succurre Miseris- S. Vincenzo ai Vergini- Palazzo dello Spagnolo e Museo di Totò
I Vergini: dallo sviluppo extra moenia dell'area alle soluzioni architettoniche del '700 napoletano fino alla creazione della prima struttura museale dell'area.
L'itinerario parte da Porta S. Gennaro, una delle porte che chiudevano la città di Napoli, sulla quale è visibile uno splendido affresco.
Poi il percorso prosegue per vico Crocelle per giungere alla chiesa di S. Maria Succurre Miseris. Progettata dal Sanfelice, presenta una pianta quadrata con absidiole e sovrasta una preesistente chiesa di fondazione trecentesca denominata S. Antoniello; di quest'ultima sepolta dalle numerose alluvioni non restano che l'abside piatta e numerose tracce di affreschi.
Da qui si attraversa la Piazza dei Vergini dove sulla destra sorge il complesso dei padri vincenziani.
La chiesa è stata realizzata su disegno di Vanvitelli e presenta un vestibolo caratterizzato da un grande rigore geometrico; la chiesa ha un'aula ellittica e una cupola con lanternino anch'esso ellittico. Notevoli sono le opere d'arte ascrivibili a De Mura, Severino Galanti e Giovanni Episcopo.
Un ulteriore brano di architettura e pittura medievale è da rintracciarsi nella chiesa di S. Maria dei Vergini; gli affreschi medievali sono siti ad un livello inferiore e sono di ambito cavalliniano.
L'attuale struttura risale al XV sec., ma rimaneggiata nel '700 e dopo il conflitto . Le opere più interessanti sono l'altare del 700 e il fonte battesimale dove fu battezzato S. Alfonso Maria de Liguori.
Di fronte si erge il Palazzo dello Spagnolo eretto nel 1738 unificando due edifici precedenti; l'edificio si caratterizza per la scala ad ali di falco che si apre nel cortile; si arricchisce di stucchi rococò e originariamente era dotato di un giardino sul retro.
All'interno è in allestimento il primo museo del Borgo dedicato a Totò che si configura come un interessante polo culturale e turistico per il rilancio della zona e la sensibilizzazione degli abitanti, con funzione di raccordo tra gli itinerari ed i percorsi proposti attraverso la realizzazione di supporti didattici e delle opzioni culturali rivolte alle scolaresche ed ai turisti.
II ITINERARIO
Da Via Arena alla Sanità alle catacombe di S. Gaudioso

Il Palazzo del Sanfelice fu eretto dall'architetto come propria dimora privata; anche in questo caso si tratta di due edifici unificati da una facciata con due portali; all'interno due diversi cortili di cui uno a pianta ottagonale con scala a doppia rampa, l'altro a pianta rettangolare, giardino retrostante e scala aperta. Si giunge alla chiesa della Sanità e alle catacombe di S. Gaudioso.
La chiesa risale al XVII sec. su progetto di Fra Nuvolo presenta opere del Naccherino, numerose tele di Luca Giordano e di G. B. Azzolino, il pulpito di Dionisio Lazzari; al di sotto la camera sepolcrale del vescovo dell'Africa proconsolare. Notevole la decorazione musiva e l'affresco del VI sec. d.C. raffigurante una Madonna con Bambino.
III ITINERARIO
I luoghi di S. Gennaro: le catacombe e la chiesa di San Gennaro extra moenia

Il percorso ripercorre i luoghi del Santo Patrono all'interno del Borgo e ha come punto di partenza le catacombe poste sulla collina di Capodimonte . Esse presentano la caratteristica dello sviluppo su due piani e si datano al III-IV sec. d. C. Fino all'XI secolo furono utilizzate per custodire le spoglie dei vescovi napoletani.
All'interno preziosi affreschi di cui uno raffigura S. Gennaro e si data al V secolo, numerose poi le tracce di affreschi e di mosaici che ripropongono busti di vescovi. Da qui si scende alla chiesa di San Gennaro extra-moenia, una basilica paleocristiana del V secolo che ospitava le spoglie del santo: al complesso ampliato e ristrutturato dapprima nel IX e poi nel XVI secolo fu affiancato un ospedale e poi un orfanotrofio.
IV ITINERARIO
Via Cristallini-ipogei, Gradini dei Cinesi e Collegio, Chiesa di S. Severo, via S. Maria Antesaecula
Nel primo tratto dell'itinerario è possibile osservare l'antico impianto urbanistico dove le case sorgono accostate al banco di tufo.
Il Collegio dei Cinesi, posto nelle vicinanze di S. Maria della Sanità, era in origine un palazzo nobiliare trasformato in convento; nel 1732 divenne il primitivo nucleo dell'attuale Istituto Universitario Orientale .
Oggi l'edificio, con ingresso da via Cagnazzi, conserva un impianto settecentesco e ospita l'arciconfraternita di M. SS. Assunta in Cielo; all'interno 4 statue in rame e numerosi arredi e opere databili tra il 1700 e il 1800.
Si attraversa la zona delle Fontanelle ai piedi della collina di Materdei dove, da tempo immemorabile fino all'Ottocento hanno trovato sepoltura i poveri e gli appestati.
Si giunge poi alla chiesa di S. Severo eretta alla fine del IV sec. sul luogo dove il vescovo Severo aveva posto il suo sepolcro e di cui vi è ancora un cunicolo superstite con affreschi.
La chiesa della fine del '500 fu rifatta nel XVII da Dionisio Lazzari e conserva al suo interno alcune tele di Paolo De Matteis e un rilievo marmoreo del '600 di Girolamo D'Auria.
Si imbocca poi via Santa Maria Antesaecula dove è ubicata la chiesa omonima un tempo con annesso Conservatorio del 1662 con pianta centrale a croce greca e stucchi del '700. Ad un piano di calpestio sito ad un livello inferiore sono venute alla luce otto sedili utilizzati come "cantarelle".
V ITINERARIO
P.zza Miracoli , Educandati femminile e la Montagnola
Da P.zza Vergini, attraversato il Supportico Lopez -cavalcavia realizzato nel XVIII per collegare le strutture conventuali dei Padri della Missione e di S. Maria dei Vergini- si giunge in P.zza Miracoli su cui prospetta l'omonima chiesa.
Fondata nel XVII secolo con annesso convento fu acquistato dal Pio Monte della Misericordia che lo trasformò in convento femminile. I lavori di ristrutturazione furono condotti da numerosi architetti fra cui il Picchiatti e Cosimo Fanzago. La decorazione interna fu affidata al Vinaccia e a Dionisio Lazzari. La chiesa conserva preziose tele di Andrea Malinconico, Luca Giordano e Antonio Vaccaro.
Accanto si sviluppa l'edificio dell'Educandati femminili ex convento trasformato nel 1813 per accogliere e istruire fanciulle posto sotto il controllo della regina Carolina.
Il percorso, poi da qui si inerpica sulla collina di Capodimonte facendo scoprire scorci singolari, numerosi palazzetti nobiliari, chiesette, in parte chiuse al pubblico e cappelle private ottocentesche, portali e giardini che abbondano nella zona.
Paola Matino

Una sottoscrizione per il museo di Totò


Entro il 2000, dopo cinque anni di lavori realizzati con il sostegno della Regione Campania e del Comune di Napoli, saranno completati i lavori per il nuovo Museo di Totò.
La sede è il palazzo dello Spagnuolo, in largo dei Vergini, al centro del quartiere Sanità, ristrutturato con i fondi comunitari Urban.
L'associazione "Antonio de Curtis", spiega la figlia Liliana, ha aperto un conto corrente per raccogliere contributi finalizzati a raccogliere gli altri oggetti, gli scritti e le testimonianze attualmente in mano a collezionisti e privati (c/c n.60/93964 Credito Artigiano di Roma - cab 3206 - abi 3512). "Ad ogni sottoscrittore - assicura la nota della associazione - verrà inviato periodicamente l'estratto conto delle operazioni e, alla fine, il rendiconto specifico delle somme impiegate. Se alla chiusura della sottoscrizione avanzeranno somme non impiegabili per questo fine, saranno messe a disposizione del ministero per i Beni Culturali e Ambientali, allo scopo di contribuire al recupero di altro patrimonio artistico. Ogni sottoscrittore, inoltre, sarà inserito pubblicamente, se lo vorrà, nella lista di tutti coloro che hanno contribuito a salvare questo patrimonio e avrà diritto per l'anno 2000 e 2001 all'ingresso gratuito nel museo".
Attualmente si lavora al recupero della facciata del palazzo con il terzo e quarto piano da destinare al museo che dovrà ospitare cimeli, abiti da scena e locandine degli spettacoli dell'artista. Negli altri piani troveranno casa anche una cineteca della vastissima opera di Totò, un centro multimediale, una biblioteca, una grande sala per convegni e la scuola di teatro.
Salvatore Crisci

Beni culturali e strategie di comunicazione

Il "divenire", inteso nella sua accezione di trasformazione progressiva, è ormai strettamente legato alla comunicazione; anzi, ne è condizionato.
Ben lo hanno compreso i responsabili di marketing, per i quali il marketing-mix: prezzo-prodotto-distribuzione, si evolve con ritmi in accelerazione crescente verso il communication-mix, che vede migrare gli investimenti dall'advertising classico a forme di comunicazione più mirate, quali: le promozioni, la pubblicità diretta, le pubbliche relazioni e tutte le forme che coinvolgono in modo più diretto ed individuale il target.
Il divenire della città implica una quantità di aspetti innumerevoli il cui ordine di elencazione non è significativo del ruolo e dell'importanza di ognuno di essi: produzione, commercio, logistica, trasporti, ordine pubblico, educazione civica, sicurezza, cultura, tempo libero, istruzione, prevenzione, sanità, urbanistica ed infiniti altri; la soluzione delle problematiche legate ad ognuno di essi, sempre diverse e complesse, non può prescindere dalla communication-mix, proprio perché coinvolgono la città intesa sia in senso individuale che collettivo.
Ad ogni istituzione il proprio compito; alla scuola, tra i più impegnativi e responsabilizzanti: l'istruzione, l'educazione e la formazione.
La trasmissione delle nozioni e della cultura in senso lato; il conferimento dell'esperienza e dei valori e l'incoraggiamento alla creatività e alla ricerca, in una parola lo stimolo al progresso; la passione appunto per "il divenire", attraverso il mix della comunicazione in tutte le sue forme.
Intanto da una breve analisi dei modi di comunicare ci rendiamo subito conto che il telegrafo e la telescrivente sono totalmente obsoleti; il telefono risale al secolo scorso, il cinema sta appena riprendendosi da una crisi che appena qualche anno fa sembrava irreversibile, il PC sarà presto superato dai dispositivi collegati al proprio attuale ricevitore TV, esso stesso prossimo ad essere sostituito dalla TV digitale e dalla comunicazione in rete.
Ogni strumento, anche il più avanzato è candidato ad essere solo un componente del "communication mix", limitatamente a quella parte che ne esalta le caratteristiche e per il tempo residuo che ad esso rimane quale vita attiva.
Così se tra i valori che la scuola trasmette, i beni culturali trovano negli audiovisivi il sistema più efficace per essere fruiti secondo un percorso organico, il video registratore è ancora lo strumento che per completezza della comunicazione, accettabilità della qualità, durata possibile, diffusione e praticità d'impiego viene utilizzato ormai in moltissime scuole quale strumento didattico corrente.
Relativamente alla diffusione della conoscenza dei Beni culturali nelle scuole, in un intervento a Galassia Gutenberg del 1997 l'allora Provveditore agli Studi considerava praticamente impossibile ottenere con mezzi differenti, anche in moltissimi anni, i risultati che questo mezzo consente.
Ma non per molto; prima o poi l'unificazione internazionale degli standard del D.V.D. lo relegherà nell'archivio dei ricordi.
Ma, qualunque sia il mezzo, è confortante quanto la scuola sia sempre più attenta all'educazione ai beni culturali, nell'ottica dell'arricchimento del patrimonio individuale e nello sviluppo del senso critico e dell'amore stesso per la cultura.
E il giorno in cui, senza che per un malinteso pudore qualcuno gridi allo scandalo, i Beni Culturali saranno promozionati come un bene di largo consumo, ne trarrà beneficio non solo il livello culturale individuale, ma il grado collettivo di civiltà.
Antonio Di Casola


ASSOCIAZIONE CULTURALE GIOVANILE "DIDATTICA CAMPANA"

L'Associazione è un ente no-profit che opera nei settori della conservazione e fruizione dei beni culturali, della tutela ambientale, della formazione scolastica ed extrascolastica, con particolare riferimento alle tematiche dell'arte, dell'ecologia e dei mass-media. Promuove, inoltre, nelle scuole campane di ogni ordine e grado e nelle facoltà universitarie, una serie di iniziative tendenti a sviluppare la coscienza civile democratica, mediante ricerche individuali e di gruppo, indagini, seminari, dibattiti, cineforum, mostre fotografiche ed ogni attività utile ad una reale conoscenza dell'U.E. nelle sue implicazioni storiche, socio-economiche, politiche e di costume.
L'Associazione, collabora con altri enti ed istituzioni per lo sviluppo di iniziative che riguardano l'aggregazione dei giovani. In particolare è prevista la costituzione di comitati scientifici e culturali, l'organizzazione di convegni, manifestazioni e corsi di formazione. Si propone infine, come organo di comunicazione sociale, attraverso la creazione di agenzie di stampa, periodici, programmi televisivi, reti telematiche ed attività editoriali.

Giuseppe Scalera

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