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Indice del numero 0 -
Ambiente & Impresa
di Clementina Chieffo
Professione Ambiente
di Claudio Chiarella
Quali finanziamenti per il comparto conserviero
di Giorgia Scopece
Banche ed Ambiente
di Mario De Angelis
Il processo di revisione del regolamento EMAS
di Annunziata Desprini
Legge Quadro sulla V.I.A.
di Maria Pia Lanzuise
Qualità, dal mondo industriale a quello dei servizi
di Salvatore Saveriano
Banche e ambiente: quali sviluppi.
Mario De Angelis
Dottore commercialista Esperto di Finanza Verde.
L interesse della banca per il fattore ambientale è legato principalmente agli effetti dell ambiente sulle attività delle imprese, effetti che potrebbero ripercuotersi sulla gestione dei crediti delle banche stesse lì dove l impresa finanziata si trovasse di fronte al costo di elevate passività ambientali tali da comprometterne la redditività e quindi la solvibilità (è quanto emerso nel Convegno internazionale "The Financial Community and the environment" tenutosi a Milano il 19/06/1998 sul rapporto Banche-ambiente). Infatti, il rischio ambientale influenza sia il valore sia il rendimento delle imprese, ma soltanto una profonda conoscenza di queste, in termini di modalità di gestione, di metodologie contabili, di cicli produttivi, può dare alla banca la visione dell effettivo stato di salute delle imprese. Ciò è tanto più vero in Italia, dove è scarsamente diffuso tra le imprese il rapporto con una propria house bank cioè un istituto di credito che si occupa dei loro interessi in via esclusiva e quindi con una conoscenza approfondita delle stesse.
A tal fine sarebbe auspicabile l adozione di strumenti di contabilità ambientale (bilanci e/o rapporti ambientali) da parte delle imprese, strumenti questi che si affiancherebbero al bilancio d esercizio arricchendolo di altre significative informazioni sulle loro attività. Ne deriverebbe la concreta possibilità di definire, tanto da parte della banca (nella valutazione del merito creditizio) quanto da parte delle imprese (nella pianificazione degli investimenti), indici di eco-efficienza, i quali mettono in relazione i dati ambientali con quelli finanziari portando alla identificazione delle conseguenze finanziarie dei rischi ambientali.
Il rapporto banca/ambiente, non va però visto unicamente in relazione alle attività di impiego della banca (e quindi nei suoi rapporti con le imprese finanziate), ma anche come potenziale fattore di competitività e dunque di vantaggio competitivo tanto nei rapporti con le altre istituzioni finanziarie quanto nei confronti degli altri soggetti esterni alla banca. Oggi è possibile per le banche, infatti, adottare un sistema di gestione ambientale ed accedere alla certificazione ambientale sulla base dello standard ambientale internazionale ISO 14001, e nel prossimo futuro anche la registrazione ambientale dei siti delle banche sarà ammessa dal Regolamento comunitario EMAS (attualmente in fase di revisione). Su tale fronte si sono già mosse alcune banche estere, come l inglese National Westminster Bank e la svizzera Swiss Bank Corporation. La prima, praticando degli audit ambientali periodici che nel tempo l hanno portata ad individuare significative fonti di spreco e a risparmiare ben dieci milioni di sterline l anno; la seconda, attivando la gestione degli aspetti ambientali di tutte le proprie attività attraverso la sistematica valutazione .
La promozione del ruolo attivo delle banche nelle attività di protezione e miglioramento dell ambiente è uno degli obiettivi individuati dal Quinto Programma Comunitario di Azione in Campo Ambientale per il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile, lì dove si afferma che "le istituzioni finanziarie che assumono il rischio delle imprese e degli impianti produttivi possono esercitare una notevole influenza - a volte anche controllo - sulle decisioni di investimento e di gestione che potrebbero essere rivolte a beneficio dell ambiente". Nonostante tale previsione, però, si deve riscontrare che ben poco è stato fatto dalla Commissione Europea in tal campo sino ad oggi. Tra le iniziative intraprese a livello internazionale, l U.N.E.P. (il Programma delle Nazioni Unite per l Ambiente) ha prodotto nel 1992 una Dichiarazione a favore dell ambiente e dello sviluppo sostenibile, sottoscritta ad oggi da 112 banche di tutti i paesi, con l obiettivo di promuovere iniziative finanziarie eco-compatibili. Una particolare area di attività delle banche aderenti a tale Dichiarazione, è il supporto pratico alle piccole imprese sulle modalità di gestione dei loro impatti ambientali attraverso pacchetti informativi e altre attività. Delle 112 banche aderenti a tale Dichiarazione di impegno, due sono italiane: il Credito Italiano e l Istituto Nazionale di Credito Agrario S.p.A..
Il Credito Italiano
Il Credito Italiano nel corso di quest ultimo anno ha rivisto profondamente le proprie politiche di gestione della clientela e dunque dei propri impegni, in particolar modo ponendo l attenzione sull analisi dell evoluzione della variabile ambientale nelle imprese italiane, ritenendo che il fattore ambientale debba essere gestito al fine di:
ridurre i rischi ambientali tramite investimenti che migliorino la performance ambientale degli impianti;
pianificare gli investimenti individuando l esposizione dei progetti/investimenti a rischi connessi alla variabile ambientale.
Il limitato sviluppo delle attività delle banche nel campo ambientale in Italia, secondo l analisi del Credito Italiano è da imputare:
al carattere della normativa ancora improntato alla logica del "command and control" a fronte di un orientamento europeo per l utilizzo di un mix di strumenti volontari (eco-incentivi, tasse, certificazioni, accordi volontari);
al ritardo nell adeguamento alle indicazioni europee in materia ambientale (vedi ad es. per il regolamento EMAS);
alla mancanza di un quadro normativo generale di riferimento che ha portato alla disorganicità e frammentarietà della regolamentazione ambientale (necessità di un Testo Unico per l Ambiente).
E possibile, però, individuare anche dei fattori interni al settore bancario, e cioè:
1. la percezione ancora troppo limitata dell urgenza delle questioni ambientali, dovuta al controllo limitato da parte delle banche sul comportamento eco-compatibile delle imprese e sulla loro esposizione ai rischi ambientali;
2. la scarsa conoscenza delle implicazioni ambientali (impatti ambientali) dei processi industriali delle imprese, e dunque l esigenza per le banche di dotarsi di professionalità adeguate al loro interno oggi certamente mancanti;
3. la assenza di un target significativo di clientela interessato ai "prodotti verdi" delle banche e la conseguente offerta limitata di prodotti di risparmio gestito con caratterizzazione verde (per se. i fondi comuni di investimento o i certificati di deposito).
Per quanto attiene l immediato futuro il Credito Italiano intende:
sviluppare le competenze tecniche e valutative necessarie per adeguare l offerta di finanziamento alle esigenze d investimento ambientale;
gestire il processo di riorganizzazione interno alla Banca al fine di adeguare le procedure organizzative e di valutazione creditizia;
organizzare iniziative mirate per favorire l approfondimento e la diffusione dell informazione su tali tematiche.
Gli strumenti ipotizzati dal Credito Italiano per favorire la considerazione della variabile ambientale sono: allinterno dei piani di investimento delle imprese
la definizione di strumenti di finanziamento ad hoc (es. il project finance);
la semplificazione dell accesso ad agevolazioni finanziarie disponibili a livello europeo, nazionale e regionale;
l impegno nell acquisizione di partecipazioni in aziende "verdi" (fondi di investimento chiusi);
il miglioramento della qualità dell informazione ambientale aziendale richiesta per la valutazione del merito del credito; nei processi interni alla banca;
l identificazione dei processi produttivi ad elevato impatto ambientale (consumo elettrico e utilizzo della carta) e le relative soluzioni per aumentarne l efficienza;
l avvio di un benchmarking con le principali banche estere per favorire l adozione delle migliori procedure operative eco-compatibili.
Di particolare interesse sono le esperienze di alcune banche estere nel campo ambientale. Se ne portano di seguito le caratteristiche fondamentali.
L Unione delle Banche Svizzere.
L Unione delle Banche Svizzere è stata la prima banca a nominare al suo interno un responsabile ambientale, e successivamente una task force ambientale per sviluppare una politica che integrasse gli aspetti nelle strategie della banca.
La Banca ha definito una struttura interna di valutazione dei rischi e delle opportunità ambientali nelle operazioni di credito per le PMI, attraverso:
una valutazione iniziale sommaria del rischio ambientale potenziale legato all attività dell impresa finanziata (rischio di contaminazione già esistente, altri rischi legati all attività, pressioni esercitate dai portatori di interesse esterni). Se in tal fase sono identificati dei rischi potenziali viene condotta:
una indagine più approfondita sui temi s.d. al fine di rilevare il grado di consapevolezza ambientale del management e sulle misure organizzative sulla gestione ambientale;
una relazione di un consulente di livello internazionale qualificato dell Ufficio ambientale che rappresenta la decisione finale.
La Swiss Bank Corporation.
La Swiss Bank Corporation ha un ufficio ambientale dal 1991 impegnato nella realizzazione delle Strategie ambientali della banca su quattro aree:
1. corporate ecology: cioè le attività di gestione degli aspetti ambientali causati direttamente dall esercizio delle attività della banca;
2. risorse umane e formazione: interventi finalizzati alla formazione del proprio personale preposto all erogazione del credito per l ambiente;
3. prodotti verdi;
4. informazione e comunicazione.
La banca è dotata di un settore specifico per i finanziamenti per l ambiente (sostenendo anche la bonifica dei siti contaminati) e per le relative attività di valutazione del rischio ambientale, nonchè per il controllo dei rifiuti prodotti, sull audit ambientale, sulla rete territoriale e sulla costruzione di nuovi manufatti da parte delle imprese finanziate. Per ogni settore industriale, la banca ha predisposto una griglia di valutazione delle performance ambientali attraverso l utilizzo di specifici indicatori di performance ambientale (ad es. per il settore edile si rileverà in particolar modo la prestazione ambientale di questo in termini di efficienza energetica; nell industria dell automobile l indicatore consumi di carburante).
Obiettivo della banca è quello di identificare le aziende che presentano prestazioni eccellenti tanto dal lato ecologico quanto da quello economico.
National Westminster Bank.
Questa banca ha creato una Unità di gestione ambientale nell ambito della struttura amministrativa del gruppo. Ogni divisione del gruppo ha un dirigente senior incaricato di seguire gli aspetti ambientali e responsabile dell attuazione del programma ambientale nel proprio settore.
Dalle tematiche affrontate nel corso del convegno è emerso:
la carenza di informazione circa il ruolo delle istituzioni finanziarie, nel perseguimento dello sviluppo sostenibile, tanto all interno del settore finanziario quanto da parte dei soggetti ad esso esterni;
la mancanza di una formazione adeguata in campo ambientale per il personale, e spesso per lo stesso manager, della banca anche ove questa preveda dei canali di finanziamento mirati alla eco-compatibilità degli investimenti realizzati (v. prestiti Bei);
la necessità di una integrazione della informazione e dei dati ambientali in sede di valutazione da parte della banca del merito creditizio;
l esigenza di definire e costruire specifici indicatori di eco-efficienza tarati per i vari settori di attività;
la necessità di una maggior chiarezza della normativa ambientale;
l opportunità di introdurre e utilizzare gli indicatori di eco-efficienza nella valutazione del merito creditizio al pari degli altri indicatori utilizzati dalla banca, anche per quegli investimenti che non richiedano un finanziamento agevolato direttamente a finalità ambientale.
Questa situazione rappresenta il c.d. rischio ambientale indiretto per la banca; si tratta, invece, di rischio ambientale diretto, allorchè la banca (così come già accade negli Stati Uniti) è considerata responsabile in solido dei danni ambientali eventualmente prodotti dall impresa finanziata, soprattutto nell ipotesi in cui la banca sia in grado di influenzare la direzione aziendale. Sarà interessante come il sistema creditizio italiano approccerà la questione e soprattutto con quali tempi.
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Il processo di revisione del Regolamento EMAS.
Annunziata Desprini
Dottore in Economia Esperta in materie giuridico ambientali.
La Commissione U.E. sta procedendo alla revisione del Regolamento EMAS, in ottemperanza al disposto dell art. 20 dello stesso, alla luce dellesperienza acquisita ed in relazione a quelle esperienze internazionali (ISO 14001) nel campo dell ecogestione.
A febbraio 1998 è stata predisposta una prima bozza ed è stata riesaminata, con le opportune modifiche, nella successiva consultazione della Commissione con i membri del Comitato ex art.19 (Reg. 1936/93) tenutasi a Bruxelles nei giorni 8, 9 e 10 giugno di quest anno. E stata così elaborata un altra bozza del testo del Regolamento revisionato che sarà sottoposta alle Direzioni Generali della Commissione UE, in particolare al servizio giuridico, per recepirne indicazioni, commenti ed eventuali emendamenti. Il testo che scaturirà da queste consultazioni sarà portato all approvazione del Consiglio dei Ministri UE. Le novità di maggior rilievo previste nella bozza del testo revisionato (giugno 1998) sono qui di seguito indicate.
Sito - Organizzazione
L art. 1, comma 1, recita: "... è istituito un sistema comunitario, a partecipazione volontaria, per la valutazione ed il miglioramento delle prestazioni ambientali delle organizzazioni ..."introducendo in tal modo il concetto di organizzazione e dunque ampliando la portata di applicazione del regolamento stesso. Il "sito" resta alla base dell applicazione del regolamento nei casi in cui ciò risultasse possibile; in tal senso lart. 2, dispone che: "... In ogni caso, è inteso che ove esistano località geograficamente distinte con un significativo impatto ambientale (siti) questi dovrebbero essere i destinatari della registrazione EMAS". Viceversa, destinataria della registrazione sarà l "organizzazione", così come definita dall art. 2, lettera i), e cioè "un azienda, una società, un impresa o un istituzione, o una loro parte o combinazione, avente o meno specifica personalità giuridica, pubblica o privata, provvista di proprie strutture funzionali ed amministrative"
Settori di applicazione
Il nuovo regolamento non limiterebbe, così come faceva il Reg. 1836/93, il sistema EMAS ai soli siti delle imprese industriali, ma sarebbe aperto anche ai settori non industriali.
Analisi Ambientale Iniziale
Il Valutatore Ambientale può accettare l' analisi ambientale iniziale condotta nella precedente certificazione ISO, nel caso in cui egli ritenga, presa visione della documentazione esistente, che tale analisi ambientale sia stata correttamente svolta secondo i principi EMAS.
Rapporto ISO - EMAS
E stato inserito, al fine di non differenziare i due sistemi per quanto riguarda la certificazione o la verifica del SGA (Sistema di Gestione Ambientale), integralmente nel regolamento EMAS il testo della procedura ISO relativa al Sistema di gestione ambientale.
Benefici regolamentari
Il nuovo regolamento conterrà un articolo in cui si inviteranno, da parte della Commissione UE, gli Stati Membri a prevedere e quindi introdurre benefici regolamentari, soprattutto basati sulla semplificazione delle procedure autorizzative e di controllo, per le imprese che abbiano aderito ad Emas.
Effetti ambientali indiretti
L impresa nell individuare gli impatti ambientali significativi dovrà considerare tanto gli aspetti ambientali diretti (relativi alle attività che l organizzazione controlla e conosce, es. emissioni nell atmosfera, scarichi nellacqua, contaminazione del suolo) quanto gli aspetti ambientali indiretti (sono quelli su cui l organizzazione non ha il controllo e che si manifestano al di fuori della stessa, es. prestazioni dei fornitori e clienti, nuovi mercati, trasporti) delle proprie attività, prodotti e servizi. Per gli aspetti ambientali indiretti l organizzazione dovrebbe considerare in che modo essa potrebbe agire sugli impatti da questi derivanti e quali misure potrebbero essere adottate per ridurli.
Forum degli OA (Organismi di Accreditamento) e degli OC (Organismi Competetenti)
Al fine di assicurare un applicazione uniforme del regolamento in tutto il territorio UE, è prevista la costituzione di un forum degli organismi di accreditamento dei verificatori ambientali dei vari Stati Membri che dovrà riunirsi almeno due volte l anno, per fornire alla Commissione gli elementi ed i mezzi necessari per:
evitare l incongruenza tra i criteri, le condizioni e le procedure, da essi applicati per l accreditamento dei VA;
evitare l incongruenza tra le procedure e le misure che essi applicano per il controllo dei VA;
evitare l incongruenza tra le procedure e le misure che essi applicano per il controllo dei VA accreditati in altri Stati Membri.
Convalida della Dichiarazione Ambientale
La DA è soggetta a convalida annuale; devono però ancora essere definite, da parte della Commissione, le semplificazioni che potrebbero essere introdotte nella DA annuale per le piccole imprese e nei casi in cui non siano emerse novità ambientali sostanzialmente rilevanti anche per quelle di maggiori dimensioni.
Logo EMAS
Non sarà introdotto un logo applicabile ai prodotti dell impresa; in ogni caso il logo attualmente esistente sarà ridefinito in modo tale che attesti il fatto che il sito o l organizzazione in questione hanno aderito all EMAS ed hanno prodotto una DA convalidata da un VA indipendente e che contiene informazioni che rispondono a verità.
Alla data del 26 giugno 1998 i siti registrati EMAS sono sei:
1. SGS Thomson Microeletronics (Catania). Ha già la certificazione ISO 14001 ed ha ottenuto la registrazione Emas il 18/12/1997;
2. SGS Thomson Microeletronics (Castelletto Cornaredo Provincia di Milano). Ha già la certficazione ISO 14001 ed ha ottenuto la registrazione Emas il 18/02/1998;
3. SGS Thomson Microeletronics Agriate (Brianza Provincia di Milano)
Ha già la certficazione ISO 14001 ed ha ottenuto la registrazione Emas il 18/02/1998;
4. Ciba Specialty Chemicals (Pontecchio Marconi Provincia di Bologna) Ha già la certficazione ISO 14001 ed ha ottenuto la registrazione Emas il 24/06/1998;
5. Hans Zipperle (Merano Provincia di Bolzano) Ha già ottenuto la registrazione Emas il 24/06/1998.
6. Simpro (Brandizzo Provincia di Torino) Ha già ottenuto la registrazione Emas il 24/06/1998.
note
1) Lart. 20 del Reg. CEE n.1836/93 del Consiglio del 29 giugno 1993, sull adesione volontaria delle imprese del settore industriale ad un sistema comunitario di ecogestione ed audit (Eco Management and Audit Scheme), dispone: "Al più tardi cinque anni dopo lentrata in vigore del presente regolamento, la Commissione riesamina il sistema alla luce dell esperienza acquisita durante il suo funzionamento e, se necessario, propone al Consiglio opportune modifiche concernenti in particolare il campo di applicazione del sistema e leventuale introduzione di un logo".
2) Il Reg. CEE n.1836/93 limitava l applicabilità dell EMAS alle attività elencate nelle sezioni C e D della classificazione NACE Rev. 1 (classificazione delle attività economiche della Comunità europea), nonchè alle attività relative alla produzione di elettricità, gas, vapore e acqua calda, riciclaggio, trattamento, distruzione o smaltimento di rifiuti solidi o liquidi.
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La nuova proposta di legge Quadro sulla VIA.
Maria Pia Lanzuise
Dottore commercialista Consulente di Direzione Aziendale.
Con il recente disegno di legge sulla Disciplina della valutazione di impatto ambientale, attualmente in esame alla Camera, il legislatore, ha inteso, finalmente, dopo un vuoto legislativo durato circa tredici anni, riordinare in un unica legge quadro le numerose disposizioni legislative, che nel corso degli anni hanno recepito le Direttive Comunitarie concernenti la Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) (85/337-97/11).
Ispirandosi al principio sancito dai programmi di azione per la politica ambientale della Comunità europea, secondo il quale, la miglior politica ecologica consiste nell evitare fin dallinizio inquinamenti, anzichè combatterne successivamente gli effetti, la Direttiva 85/337/CEE, successivamente integrata e modificata dalla Direttiva 97/11/CEE, ha sancito l' obbligo per gli Stati membri di assicurare, che prima del rilascio dell autorizzazione ambientale, i progetti delle opere pubbliche e private, per i quali si prevede un impatto ambientale importante, siano oggetto di una valutazione che ne verifichi preventivamente le conseguenze sull ecosistema su cui sono destinate ad incidere. La Direttiva divide i progetti di opere suscettibili di avere un impatto sull ambiente in due allegati. Il primo (Allegato A) contiene quelli più rilevanti, e per essi è obbligatoria l applicazione della procedura in tutti gli Stati membri, mentre il secondo (Allegato B), comprende diverse categorie di opere per le quali, pur essendo obbligatoria l applicazione della procedura, possono essere introdotti criteri e soglie dimensionali, per la selezione dei progetti.
In Italia la prima legge che ha recepito tale Direttiva è stata la stessa legge 349/1986 con cui si è provveduto all'istituzione del Ministero dell'ambiente, tuttavia essa indicava genericamente le grandi opere soggette obbligatoriamente alla procedura di VIA, ma non specificava esattamente le singole categorie di opere. Tale lacuna è stata colmata con il DPCM 377/88, ed il recente DPR 11/2/1998, che elencano le categorie di opere da sottoporre alla procedura di VIA. Per quanto riguarda le opere dell allegato II, l Italia ha incontrato notevoli difficoltà, al punto che nel 1993, con legge Comunitaria fu prevista l emanazione di un atto di indirizzo e coordinamento per definire le condizioni, i criteri, le norme tecniche a cui devono attenersi le Regioni per l applicazione della procedura anche per le opere dell allegato II.
Nel settembre 1996 è stato pubblicato in gazzetta il DPR 12 aprile 1996, contenente il citato atto di indirizzo e coordinamento. Si prevedeva in effetti che entro nove mesi dalla pubblicazione tutte le Regioni, dovevano dotarsi di una normativa che disciplinava la procedura di VIA o che armonizzava quelle già vigenti, agli indirizzi del provvedimento, al fine di assicurare su tutto il territorio nazionale, modalità di applicazione omogenea.
Le opere dell allegato II sono state distinte tra opere di competenza statale e opere di rilevanza regionale che sono disciplinate dall atto di indirizzo e coordinamento. Le opere di rilevanza regionale sono state a loro volta suddivise in due elenchi, quelli per cui è sempre obbligatoria la VIA e quelle per cui, caso per caso e secondo criteri predefiniti, va stabilito se le caratteristiche del progetto richiedono o meno lo svolgimento della procedura. Per ciascuna tipologia di opera, inoltre è stata individuata una soglia relativa a dimensioni o capacità produttive, al di sotto della quale la procedura non si applica ; è stata data facoltà alle Regioni di individuare tipologie progettuali ed aree con specifiche caratteristiche nelle quali le soglie possono essere incrementate o decrementate del 30%. Il risultato tuttavia ad oggi, è che la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale è operativa soltanto in 9 Regioni italiane (Prov. Autonoma Trento, Provincia Autonoma di Bolzano, Valle D Aosta, Friuli- Venezia Giulia, Liguria, Toscana, Umbria, Abruzzo, Basilicata), che hanno provveduto all emanazione di leggi Regionali, mentre nelle altre Regioni i disegni di legge sulla VIA sono fermi all esame delle Commissioni Consiliari. In questo quadro si inserisce il recente disegno di legge, che recepisce sia la due Direttive Comunitarie (85/337 e 97/11), che la Direttiva CE 96/61 Ipcc sul controllo integrato degli inquinamenti. Tale disegno di legge elenca puntualmente le categorie di opere pubbliche e private dell allegato I da assoggettare a pronuncia di compatibilità ambientale nazionale e le opere dell' allegato II, la cui procedura di valutazione di impatto ambientale resta di competenza regionale; inoltre viene fissato in 180 giorni il limite inderogabile dei tempi di istruttoria per il rilascio dell autorizzazione degli impianti a particolare impatto ambientale.
Tuttavia, prima ancora che il disegno di legge venga approvato, sono già numerose le critiche sollevate, soprattutto sui tempi previsti per la fase istruttoria. Nonostante i buoni propositi del governo, risulta infatti difficile immaginare che venga rispettato il limite di tempo di 180 giorni, considerato che negli ultimi anni i tempi medi per il rilascio dell autorizzazione sono stati molto più lunghi (in Lombardia,la fase istruttoria per la pronuncia di compatibilità ambientale, per un impianto di trattamento dei rifiuti, e durata ben 500 giorni).
Altra critica sollevata è che i tempi previsti per l istruttoria della VIA, rallenterebbero l iter procedurale semplificato per l apertura di nuovi impianti, introdotto dalla recente Riforma Bassanini e di competenza dello Sportello Unico da istituire presso i Comuni.
Il procedimento semplificato per l apertura di nuovi impianti , si dovrebbe concludere infatti, secondo quanto previsto dal Decreto Bassanini (59/97) in otto mesi, previa acquisizione della pronuncia di compatibilità ambientale nei casi previsti dalla legge. Si teme dunque che, data la lenta prassi della fase di istruttoria della VIA, nonostante le buone intenzioni del legislatore, il tempo di otto mesi rimanga solo sulla carta.
In conclusione, nonostante le numerose critiche sollevate, con il recente disegno di legge è stato fatto un ulteriore passo in avanti, in quanto recependo integralmente in unica legge, le disposizioni comunitarie in tema di valutazione di impatto ambientale, si farebbe ordine definitivo nella frammentata e, spesso contrastante legislazione in materia.
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Qualità: dal mondo industriale a quello dei servizi.
Salvatore Saveriano
Dottore commercialista Consulente di Sistemi Qualità.
I sistemi Qualità sono uno strumento che appartiene in larga maggioranza al mondo industriale, dove è stato inizialmente subito e solo in un secondo tempo rivalutato sulla base dei miglioramenti registrati nell organizzazione aziendale.
Ciò si è tradotto in una maggiore efficienza e una maggiore consapevolezza della qualità che i processi produttivi sono in grado di generare, oltre ad una maggiore capacità di ascolto e di comunicazione con il cliente.
Lo stesso strumento della certificazione si sta però diffondendo con un tasso di crescita pressochè esponenziale anche nel mondo dei servizi, sia erogati da imprese private, che da aziende municipalizzate di vario tipo o dagli stessi comuni. Se tale processo di diffusione può considerarsi generalizzato, in realtà l Italia fa registrare un certo ritardo di tipo culturale nei confronti degli altri paesi europei; persiste di fatto una certa disinformazione e una buona dose di diffidenza che ostacolano il riconoscimento dell utilità dello strumento della garanzia della qualità.
Ciò in un contesto economico che seguita ostinatamente a dichiararsi Customer Oriented.
Il ritardo italiano: un' ipotesi.
Il fenomeno è facilmente spiegabile guardando alle caratteristiche del nostro tessuto economico prevalentemente costituito da realtà di piccole e medie dimensioni, spesso a carattere familiare.
Notoriamente in Italia il rapporto con le innovazioni è ottimo per quanto riguarda quelle dai contenuti tecnologici tipicamente risparmiatrici di manodopera, la voce di costo più consistente per tali imprese. Tali investimenti sono sempre stati ben accolti nonostante le difficoltà nel reperire le risorse finanziarie ed accedere al sistema dei finanziamenti. Quando si tratta di introdurre innovazioni di carattere manageriale, verifichiamo come la resistenza sia notevole, al punto che le PMI conservano caratteristiche organizzative immutate da decenni: gestione centralizzata, resistenza alla delega, scarsa definizione dei ruoli e delle responsabilità, stile di leadership di tipo paternalistico.
Il settore turistico alberghiero non fa eccezione rispetto al panorama descritto; esiste tuttavia un elemento di caratterizzazione: nel breve periodo esso non registra situazioni di crisi, tipicamente motore delle riorganizzazioni, e quindi non teme il confronto con la concorrenza. Motivo: il nostro paese attrae comunque turisti. Ciò nonostante che l Italia sia il fanalino di coda rispetto agli altri paesi europei, in termini di qualità dei servizi turistici e di professionalità degli operai di settore.
I cambiamenti in atto.
Alcuni operatori illuminati percepiscono lo stravolgimento che si sta verificando nel settore del turismo. Il passaggio dal consumismo al consumerismo sta provocando una graduale modificazione dell offerta turistica indotta da una domanda in cui i fattori di scelta sono sempre più complessi e rapidamente mutevoli. Soprattutto all estero il turista medio è ormai sensibilizzato rispetto a fattori quali:
- la qualità del servizio in senso stretto, ma anche dei servizi turistici accessori e complementari presenti su un determinato territorio;
- l' affidabilità dei servizi rispetto a quanto pubblicizzato;
- l' accessibilità a fonti di informazione;
- il rispetto dell ambiente e la qualità della vita su tutto il territorio oggetto di offerta turistica;
- la capacità di essere propositivi ed elastici rispetto ad esigenze particolari;
e altro ancora.
Gli addetti al Front-office.
In ogni agenzia esiste una funzione commerciale con il compito di vendere i prodotti/servizi, e che contemporaneamente percepisce il gradimento rispetto a ciò che viene offerto, i motivi del non gradimento e intravede nuove esigenze potenzialmente traducibili in opportunità da sfruttare.
Nell' integratissima catena cliente-fornitore del settore turistico alberghiero si verifica un fenomeno analogo. Prima fra tutti in Italia gli intermediari commerciali stanno toccando con mano il cambiamento dello scenario competitivo. E infatti perfettamente normale che la prima interfaccia con il cliente, deputata a capire e le esigenze implicite, esplicite e latenti, ed a soddisfarle, si faccia promotore di un esigenza di cambiamento ormai chiaramente manifesta. Se in prima istanza coloro che progettano e propongono il pacchetto turistico al cliente devono necessariamente essere protagonisti del cambiamento, in un secondo momento non possono più prescindere da un allineamento rispetto a tale politica da parte dei sub-fornitori in senso lato: alberghi, ristoranti, impianti turistici, strutture e infrastrutture di trasporto pubblico e privato, parchi, musei, ecc., ovvero tutto ciò che rappresenta il contenuto di una scatola (il pacchetto turistico), altrimenti privo di significato.
Il motore dei cambiamenti
In questo senso i tour operators potrebbero rappresentare un motore eccezionale nella diffusione della cultura della qualità che ha però un limite naturale: un organizzazione profit non ha e non deve avere il compito istituzionale di diffondere presso gli operatori del settore turistico-alberghiero i contenuti e le modalità di risposta ai profondi cambiamenti in atto. Ha necessariamente bisogno del supporto delle istituzioni, associazioni di categoria, e in generale di tutti gli interlocutori del settore turistico-alberghiero che hanno il compito di stimolare gli operatori a fornire risposte concrete supportandoli in questo percorso di crescita. In alternativa un tour operator potrebbe imporre contrattualmente ai suoi sub-fornitori la certificazione di qualità quale requisito per essere inserito in un pacchetto turistico, così come è avvenuto per il mondo industriale italiano che ha inizialmente subito la certificazione per accedere alla grossa committenza italiana, ma soprattutto straniera.
Evidentemente un organizzatore di turismo che, allo stato attuale, ponesse dei requisiti così stringenti, si ritroverebbe con un parco fornitori un pò troppo limitato. Va detto che in Italia l azione di formazione e diffusione di strumenti manageriali innovativi, primo fra tutti la certificazione di qualità, è già in atto da tempo (già dagli anni 80 si registravano iniziative di informazione sulla qualità nel settore turistico alberghiero sulla scia di quanto stava accadendo in Europa). Tale azione è avvenuta ed avviene sia ad opera di attori istituzionali, che di enti di certificazione, società di consulenza o altri operatori profit che sviluppano loro iniziative promozionali.
Quello che risulta sorprendente è la mancanza di risposta a tale appelli.
I consulenti esperti di sistemi di qualità giurano che l esplosione dei certificati ISO 9000 nel settore turistico-alberghiero è ormai alle porte.
Il mondo della consulenza
Lo stato dell arte vede un numero assai esiguo di Sistemi Qualità in itinere, e si manifesta un bisogno impellente di confronto. Si può infatti parlare di esperienze di tipo pioneristico in cui ciascuno ha fatto scelte interpretative di tipo soggettivo, allineandosi alla filosofia di un ente di certificazione piuttosto che di un altro.
In attesa di punti di riferimento sull interpretazione della ISO 9000 nel settore turistico-alberghiero è naturale che gli esperti sentano il bisogno di tracciare uno stato dell arte della certificazione nel settore oggetto. Sempre il mondo della consulenza, tipicamente dotato di antenne molto sensibili rispetto alle novità (anticipare le tendenze di mercato e prepararsi in anticipo a fornire risposte, corrisponde ad avere un vantaggio competitivo non indifferente), hanno apprezzato il nuovo approccio alla certificazione di qualità.
La visione di una struttura secondo unorganizzazione per processi rappresenta il futuro, in quanto contemplata dalla nuova revisione della ISO 9000 attesa per le quote anno 2000. La dimostrazione di possibilità di applicazione concrete e con risultati forse più proficui rispetto ad altri settori, ha destato molto interesse e apprezzamento. Sicuramente un interessante spinta all implementazione dei sistemi qualità nel settore turistico sarà data dallestensione delle agevolazioni della legge 488/92, che sicuramente prevederà, anche per questo comparto, delle performance di tipo eco-efficienza.
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