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Indice del numero 0 -

 

Ambiente & Impresa
di Clementina Chieffo

• Professione Ambiente
di Claudio Chiarella

Quali finanziamenti per il comparto conserviero
di Giorgia Scopece

Banche ed Ambiente
di Mario De Angelis

Il processo di revisione del regolamento EMAS
di Annunziata Desprini

Legge Quadro sulla V.I.A.
di Maria Pia Lanzuise

Qualità, dal mondo industriale a quello dei servizi
di Salvatore Saveriano

 


Ambiente & Impresa.

Clementina Chieffo
Dottore commercialista.
Presidente della Asssociazione Economisti Ambientali d’ Impresa.
Consigliere all’ Ordine dei Dottori Commercialisti di Napoli.
Consulente di Direzione Aziendale.


La comparsa sempre più frequente di manifestazioni di "crisi ambientale" ha aumentato la consapevolezza che la preservazione dell'ambiente naturale gioca un ruolo decisivo nella determinazione del benessere collettivo. In un passato recente le imprese potevano disporre del doppio dividendo rappresentato sia dalle risorse ambientali, solo apparentemente illimitate, che dalla crescita economica senza porsi i problemi della sostenibilità di tali situazioni. Tutto ciò non è più possibile, poichè si arrecherebbero danni irreversibili all'intero sistema economico e non più solo a quello ambientale. In questo senso la strategia aziendale che non tenga conto del rispetto delle problematiche ambientali, è destinata a conflitti inevitabili. Questi conflitti saranno tanto maggiori, quanto maggiore sarà il danno arrecato all'eco sistema, inteso sia quello eco logico che quello eco nomico. La strategia d'azienda dovrà quindi prevedere il confronto con gli attori sociali e tendere a gestire il conflitto che dovrà essere supportato da un processo negoziale comunicativo continuo che può definirsi come "processo di comunicazione ambientale".

Le diverse razionalità ambientali a cui fanno riferimento gli attori sociali, oltre a spiegare l'impossibilità di giungere a delle soluzioni definitive nelle questioni ambientali, contribuiscono a costruire gli elementi di controllo sociale che sono il riferimento necessario per ottenere l'accettazione, e quindi rendere fattibile qualsiasi attività economica che abbia conseguenze sull'ambiente. Le attività di tutela ambientale devono essere analizzate non solo sulla base della razionalità ambientale dell'attore ma anche sulla combinazione di elementi che contraddistinguono il controllo socio culturale in uno specifico contesto.

La qualità e l'intensità delle attività ambientali è determinata da due aspetti distinti, il primo è la visione della natura che entra a far parte della cultura aziendale e ne guida le scelte ambientali, il secondo è dato dal controllo “politico” in campo ambientale elaborato dal contesto sociale in cui l'impresa stessa si trova ad operare.

I modelli di comportamento "ambientale" delle aziende vengono quindi prodotti dalla combinazione tra la specifica cultura d'impresa e il controllo sociale e organizzativo da parte dei gruppi di pressione. Questi possono influenzare l'autonomia dei decisori nelle imprese e sono da stimolo per azioni di tutela ambientale. Vi sono alcuni possibili modelli di comportamento ambientale delle aziende che possono schematizzarsi in quattro tipologie principali.

Il primo modello di comportamento ambientale è quello dell'azienda "chiusa" caratterizzata da un atteggiamento ostile verso le problematiche ambientali. Tale approccio non genera sana economia di medio lungo periodo nè occupazione stabile e durevole ma solo un appiattimento del sistema imprenditoriale verso un nulla profondo.

Il secondo modello è quello dell'azienda "passiva" che si adatta, che vede il "problema ambiente" come un vincolo da governare e da tenere in considerazione nei processi produttivi. Tale approccio è di tipo statico, non può creare sviluppo, non è motore del sistema economico.

Un altro modello di comportamento ambientale è quello dell'azienda "reattiva" che considera la variabile ambiente non solo da una prospettiva normativa ma anche e soprattutto per quanto concerne il mercato. In questo caso l'ambiente viene vissuto come una variabile strategica e l'ecocompatibilità diventa un’ opportunità di mercato. Questo è un approccio coerente con lo sviluppo.

L'ultimo modello di comportamento ambientale è quello "dell'azienda proattiva" che vede nelle soluzioni delle problematiche ambientali un opportunità strategica in grado di generare dei vantaggi competitivi. Le aziende proattive cercano di anticipare gli sviluppi, sono le reali motrici dell'innovazione, quelle che vengono emulate.
Per questo le problematiche ambientali rappresentano uno dei potenti motori di cambiamento sia a livello organizzativo che a livello professionale poichè mettono in discussione interi bagagli di sapere, talvolta molto consolidati e operano verso l'integrazione di vere tipologie di competenze tecniche e gestionali. Purtroppo però molti professionisti non affrontano con determinazione anche i temi economico ambientali, ma attendono semplicisticamente l’ evolversi dei tempi, privando così le aziende di significativi contributi utili alla crescita.

Sempre di più le professioni aziendali sono rappresentate da competenze multidisciplinari che per le aziende rappresentano la parte costruttiva del modello organizzativo di sviluppo. L' Associazione Economisti Ambientali d'Impresa, si propone di colmare un evidente vuoto tra le professioni cosiddette sistemiche e quelle sostanziali e tra i professionisti e il mondo delle imprese, intese nel senso più ampio. Con la finalità di contribuire al reale e concreto miglioramento e sviluppo del sistema economico e ciò può avvenire solo lavorando affinchè il mondo delle imprese (sistema complesso di risorse umane, di cultura e di sviluppo) si avvicini a quello della sostenibilità (sistema degli esseri viventi ) integrandosi in un tutt'uno. E’ quindi necessario affrontare con responsabilità, senso etico, e visione di idee e di progetti la questione ambientale, abbandonando l'egoismo delle proprie idee ed abbracciando l'altruismo del confronto.

Occorre riempire le idee di contenuti, il solo involucro non basta, anzi crea un problema: il rifiuto da smaltire.

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Professione Ambiente: come evolve la consulenza alle imprese.

Claudio Chiarella
Dottore commercialista.
Vice Presidente della Asssociazione Economisti Ambientali d’ Impresa.


Alle soglie del 2000 diventa necessario soffermarsi su quelle che saranno le nuove professioni alla luce degli indirizzi che Unione Europea fornisce ai Paesi membri in materia di Sostenibilità dello Sviluppo e che si riflette come un chiaro monito alle imprese di cambiare tendenza se vogliono continuare a essere presenti sul mercato. Certamente, da un lato l’ affermarsi del sistema di certificazione della qualità (l’ adeguamento a standard secondo ISO 9000 ed ISO 14.000) e dall’ altro le esigenze di un monitoraggio e controllo continuo delle risorse ambientali impiegate nei processi produttivi delle imprese (l’ adozione di sistemi di gestione ambientale secondo EMAS), stanno determinando profonde trasformazioni nelle politiche e nelle strategie che le organizzazioni aziendali pianificano per essere vincenti sul mercato europeo. Pertanto, le imprese sono consapevoli che per conquistare ampi spazi sui mercati europei, devono offrire un prodotto o servizio che sia non solo di qualità garantita da un apposito marchio ISO , ma che sia anche rispettoso dell’ ambiente in quanto derivi da un processo produttivo sottoposto ad un sistema di gestione ambientale normato.

Da questa panoramica sulle tendenze che le imprese stanno seguendo emergono fortemente nuovi ruoli funzionali all’ interno delle organizzazioni produttive che devono essere ricoperti da figure professionali appositamente formate. Ad esempio, la figura dell Energy Manager diventa indispensabile in quanto riveste precise responsabilità sul funzionamento del sistema di gestione ambientale adottato dalle imprese. Le sue competenze devono essere di tipo tecnico e gestionale:

• controllo dei processi produttivi a fini ambientali per la riduzione delle emissioni e il risparmio energetico;
• progettazione, installazione, controllo e gestione di nuove tecnologie rispettose dell’ ambiente;
• attività di recupero degli scarti e dei residui per impieghi produttivi;
• attività di ricerca finalizzata all’ innovazione di processo, al risparmio energetico e al reimpiego.

Un ruolo strategico e determinante assume ancorpiù l’ Auditor o Revisore interno (figura professionale prevista dal Regolamento comunitario EMAS) per il delicato compito di verificare la rispondenza del sistema di gestione ambientale adottato, con gli obiettivi prefissati nel programma di politica ambientale formulato dalla direzione aziendale. Per poter svolgere a pieno il suo compito, l’ Auditor deve presentare una elevata specializzazione delle sue conoscenze, ma allo stesso tempo competenze trasversali. Le sue conoscenze dovranno essere così articolate:
• i principali sistemi di gestione ambientale;
• scienze e tecnologie ambientali;
• legislazione comunitaria e nazionale ambientale;
• pratiche di audit ambientale alle imprese.

Ne consegue che anche il tipo di consulenza offerta alle imprese da professionisti esterni alle organizzazioni aziendali, si avvale di nuovi strumenti operativi che ne cambiano l’ impostazione. Infatti nasce cosi la figura del consulente ambientale di impresa che, attraverso una formazione mirata, basata su Master post lauream specificatamente creati per conferirgli un’ elevata specializzazione nel campo, può offrire alle imprese tre tipologie di consulenza professionale:
a) nel campo giuridico ambientale indirizzando le imprese al rispetto della normativa nazionale sull’ inquinamento idrico, acustico, atmosferico, sui rifiuti per evitare loro di incorrere in sanzioni amministrative o penali;
b) nel campo economico ambientale indirizzando le imprese ad adottare i sistemi gestione ambientale e gli strumenti di contabilità ambientale rappresentati dall’ ecobilancio (strumento interno di rilevazione delle unità fisiche delle risorse ambientali e valutazione economica del loro impiego ) e dalle dichiarazioni ambientali (strumento esterno di comunicazione delle politiche ambientali e dei livelli di performance ambientali raggiunti dalle imprese sul fronte degli inquinanti dei loro processi produttivi);
c) nel campo degli eco finanziamenti, proponendo così alle imprese quelle forme di finanziamento agevolato che prevedono il rispetto dei parametri ambientali od anche quei finanziamenti regionali, nazionali e comunitari finalizzati all’ adozione dei sistemi ISO 14.000 ed EMAS da parte delle imprese.

A tale proposito un ruolo importante di indirizzo ed di preparazione di tali figure professionali gioca la nostra Associazione di Economisti Ambientali d’ Impresa, la quale, non a caso, ha istituito delle Commissioni di Studio specifiche nei tre campi consulenziali sopra descritti, al fine di specializzare i propri associati in tali forme di consulenza ambientale alle imprese e rendere così giustizia ad una esigenza di fondo che sta emergendo in questi anni nel nostro Paese: colmare il divario che esiste in questo campo tra noi e i nostri colleghi europei in quanto con il completamento dell’ Unione Monetaria ormai siamo e saremo sempre più ........Europa !


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Quali finanziamenti per il comparto conserviero.

Giorgia Scopece
Esperta del Ministero dell’ Ambiente per i finanziamenti.


Il settore agroalimentare nell’ area nocerino-sarnese della Regione Campania ha nell' industria della trasformazione del pomodoro il comparto trainante dell' economia locale, con una produzione annua del pomodoro pari a circa venti milioni di tonnellate. Tale area, però , risulta fortemente compromessa da un punto di vista ambientale, a causa, in primo luogo, dell' intensa attività degli insediamenti industriali presenti (industria conserviera e industria conciaria). Da qui la necessità di interventi mirati, a monte e a valle del ciclo produttivo, finalizzati alle modifiche tecniche e/o tecnologiche del processo produttivo (es. adeguamento degli impianti di trattamento esistenti della risorsa idrica), alla riconversione ambientale dei sistemi di gestione delle imprese stesse, al perseguimento di una produzione e di uno sfruttamento delle risorse naturali esistenti di tipo eco-compatibile nella logica del principio di sviluppo sostenibile. Anche al fine della realizzazione di tali interventi, esistono delle forme di finanziamento (nazionali o comunitarie) a favore del settore conserviero, per realizzare interventi di natura direttamente o indirettamente ambientale. Prima di individuare tali forme di finanziamento doverosa una premessa: il comparto del pomodoro soggetto a delle limitazioni nell' ambito dei finanziamenti comunitari, rientrando nella tipologia di “settore eccedentario” cioè settore che non può beneficiare di finanziamenti finalizzati all' espansione della capacità produttiva, bensì soltanto di quelli volti al miglioramento qualitativo della produzione con una riduzione di almeno il 20% della preesistente capacità totale di trasformazione regionale del settore produttivo in causa .


Programma Operativo Multiregionale Ambiente.

Nell' ambito del Programma Operativo Multiregionale Industria (1994/99), le misure che in tal sede interessano sono la Misura 1.6 “Finanziamenti di programmi di innovazione tecnologica e tutela ambientale delle PMI”, di recentissima pubblicazione, la Misura 1.1 - Legge 488/92 e la Misura 1.2 “Sostegno alla domanda di servizi reali delle imprese”.
Beneficiari della Misura 1.6 sono le imprese industriali rientranti nella definizione CE di PMI (C 213/96). Per le imprese è al 45% del tasso di riferimento vigente alla data di stipulazione del contratto di finanziamento, sui finanziamenti concessi dalle banche, fino al 100% del costo del programma di investimento), quanto in un contributo comunitario in conto capitale aggiuntivo (proporzionale all' importo del contributo agli interessi, erogato ai beneficiari, tramite delle banche, successivamente all' erogazione del contributo in conto interessi), e comunque entro i limiti di intensità agevolativa disposta dalla Comunità Europea.
E' importante sottolineare il fatto che la Misura in oggetto, prevede l' esame prioritario, nel rispetto dell' ordine cronologico in arrivo, delle richieste relative ad investimenti da realizzarsi nelle aree ad elevato rischio ambientale (art.6 Legge 305/89) e nelle aree di crisi occupazionale (Delibera CIPE del 13/04/1994).

Le tipologie di finanziamento previste dalla Misura 1.1, riconducibili al settore conserviero sono sia l' ammodernamento di uno stabilimento esistente, investimento che comporta innovazioni rivolte a migliorare le condizioni ecologiche legate ai processi produttivi, sia la ristrutturazione, la riorganizzazione e l' aggiornamento tecnologico dell' impresa. Nelle spese ammissibili rientrano anche: l' acquisto di macchinari, impianti ed attrezzature, brevetti e opere murarie ed assimilate. L' agevolazione massima prevista per le imprese residenti nella Regione Campania, comuni delle province di Avellino, Caserta, Napoli e Salerno, del 40% ESN + 15% ESL per le PMI, e del 40% ESN per le GI; per i comuni nella provincia di Benevento del 50% ESN + 15% ESL per le PMI, e del 50% ESN per le GI. L' impresa nel decidere di accedere o meno a tale tipologia di finanziamenti dovrebbe, inoltre, tener presente che in sede di valutazione del progetto si terrà conto anche dell' indicatore ambientale (c.d. quinto indicatore ambientale) il quale prevede l' assegnazione di ben cinque punti nel caso di adesione o meno, da parte della stessa, al sistema comunitario di ecoaudit (Reg. 1836/93) e successive modificazioni o a sistemi internazionali riconosciuti di certificazione ambientale (ISO 14001).

Soggetti beneficiari della Misura 1.2 sono le PMI (decreto del MICA del 18/09/1997) che realizzano progetti nelle unità produttive localizzate nei territori di intervento per le quali sia stato chiuso ed approvato almeno un esercizio contabile alla data di presentazione della domanda (per le imprese non tenute alla redazione del bilancio, deve essere stata presentata almeno una dichiarazione dei redditi). I progetti ammissibili riguardano l' acquisto di servizi relativi al trasferimento di tecnologie e le spese per l' acquisto di servizi qualità/ambiente, cioè finalizzati alla progettazione di sistemi per la tutela ambientale e per il miglioramento dell' ambiente di lavoro, all' impianto di un sistema di qualità per la certificazione dei prodotti, secondo la normativa di unificazione europea ovvero in base a normative nazionali. Spese ammissibili sono quelle relative: all' acquisizione di servizi di consulenza, di software applicativo e di commesse interne, a certificazioni e perizie tecniche a conclusione dei progetti, alla certificazione prevista dalle norme ISO e UNI, alla attestazione ECOLABEL e ad altre certificazioni e/o attestazioni, rilasciate da organismi abilitati. E' previsto un contributo in conto capitale che può raggiungere il 50% delle spese ritenute ammissibili, mentre l' importo dell' agevolazione varia da un minimo di 20 milioni di lire ad un massimo di 200 milioni di lire. Per l' erogazione del contributo, l' impresa può chiedere un' anticipazione pari al 40% dell' agevolazione concessa, presentando domanda e fidejussione bancario o polizza assicurativa, di pari importo; il contributo a saldo (60%) erogato ad avvenuta realizzazione del progetto, per la quale concesso un periodo non superiore ai 18 mesi.

Programma di Iniziativa Comunitaria - PMI.

Questo programma opera sia attraverso interventi multiregionali (gestiti dal Ministero dell' Industria del Commercio e dell' Artigianato), sia attraverso interventi promossi dalle singole Regioni (ob. 1 da un lato, ed ob.vi 2 e 5b dall' altro).

Relativamente alle iniziative promosse dalle singole Regioni, la Campania ha previsto un' unica misura di riferimento: “Incentivi alle PMI industriali, del terziario e dell' artigianato di produzione, per l' implementazione dei sistemi di qualità e per investimenti nell' innovazione tecnologica e nella realizzazione di piani strategici”. Gli interventi previsti da tale misura riguardano la definizione di Piani strategici volti al miglioramento dei sistemi di produzione ed organizzazione delle PMI in un' ottica di qualità totale con investimenti rivolti a:

• razionalizzazione dei processi industriali per l' implementazione di un Sistema Qualità certificato UNI EN ISO 9000 (9001-9002-9003);
• introduzione di un sistema di controllo HACCP in base al d.lgs. n.155 del 26/5/1997 sull' igiene dei prodotti alimentari, integrato nel Sistema Qualità aziendale certificato UNI EN ISO serie 9000;
• implementazione di un SGA in conformità alla norma ISO 14001 e/o al Regolamento EMAS;
• certificazione volontaria dei prodotti dell' Azienda da parte di un Ente terzo riconosciuto;
• marcatura CE dei prodotti in base alle direttive comunitarie;
• elaborazione di piani in materia di sicurezza degli impianti e sul lavoro; azioni, studi, ricerche, progettazione per l' introduzione di innovazioni tecnologiche di processo e/o prodotto per:
adeguamento degli impianti agli obiettivi del Sistema Qualità aziendale;
• l' introduzione di sistemi di controllo e riduzione dell' impatto ambientale;
• produzione di tecniche per il risparmio energetico e l' adeguamento degli impianti alle vigenti normative in campo ambientale;
• informatizzazione e automazione dei cicli produttivi e della movimentazione dei prodotti;
• introduzione di tecniche avanzate per il controllo di gestione;
• reenginering, trasferimento ed adattamento di nuove tecnologie;
• logistica aziendale e gestione dei materiali.

Tra i costi ammissibili rientrano tra gli altri quelli sostenuti per: il check-up aziendale riferito a tutte le aree presenti nell' impresa, nel limite max del 7% del totale della spesa ammissibile; registrazione ed elaborazione dati, per acquisto di software, per collegamento a banche dati, per la realizzazione di reti telematiche, nel limite max del 35%; l' implementazione di sistemi di qualità, in particolare: attività di formazione (max il 20% della spesa ammissibile), acquisto di strumentazione strettamente necessaria per l' attuazione del progetto e la taratura dell' apparecchiatura di controllo (max il 35%), certificazione nel limite max del 25%. La spesa massima ammissibile a contributo, per ognuna delle due tipologie suddette, è di 100 milioni di lire, elevabile sino a 250 milioni se il progetto presentato da un Consorzio o da società consortile; su tale costo il contributo massimo pari al 65% con il restante 35% a carico della PMI e/o consorzio di PMI.
Per quanto attiene gli interventi di iniziativa Multiregionale, il Sottoprogramma prevede tra i temi prioritari anche:
il miglioramento complessivo della competitività delle imprese, con particolare riferimento all' innovazione tecnologica di processo e di prodotto;
il supporto alle strategie di qualità globale e di tutela ambientale anche attraverso la diffusione di strutture di offerta di servizi alle PMI e il consolidamento di laboratori di prove e di certificazione.

Delle quattro misure in cui si articola per noi è di interesse la Misura III.1 “Interventi di sostegno alla domanda” - Sottomisura A “Interventi di sostegno della domanda nel campo dell' innovazione e del trasferimento tecnologico”, finalizzata a cofinanziare interventi in grado di attivare azioni di trasferimento tecnologico, in termini di:
• investimenti immateriali, spese di sperimentazione/collaudo per i soli investimenti immateriali, acquisto di apparecchiature strumentali agli investimenti in questione;
• acquisto di servizi; per i quali venga comprovata la effettiva capacità di innalzamento del livello competitivo delle PMI, soprattutto a livello europeo, e che dimostrino un elevato impatto in termini di efficienza. Per gli investimenti immateriali e le apparecchiature ad essi strumentali l' intensità di aiuto rispetta le norme in materia di “de minimis”; per l' acquisto di servizi l' intensità massima del 50%.

Sovvenzioni globali.

Si tratta di una forma di cofinanziamento, inclusa tra gli interventi previsti dai Fondi strutturali, attuata da un Organismo intermediario, i cui beneficiari sono: le PMI artigiane, enti pubblici a maggioranza pubblica ed enti privati. Le tipologie di investimenti ammessi, che interessano in tal sede, sono le seguenti:

• erogazione di servizi reali alle PMI;
• sostegno agli investimenti delle PMI attraverso la concessione di aiuti, e favorendone l' accesso al mercato dei capitali;
• promozione ed attuazione di programmi integrati di sviluppo a livello locale, anche in attuazione di accordi o contratti di programma e patti territoriali, in particolare nelle cosiddette “aree di crisi”.

Relativamente alla copertura massima prevista, questa arriva fino al 75% del costo del progetto, e soltanto in casi eccezionali sono previsti aiuti ai beneficiari finali per il 100% del costo dell' iniziativa agevolativa.


Crescita ambiente (FEI).

Gli investimenti finanziati da tale programma comunitario devono rivestire, quale requisito fondamentale, quello di produrre benefici significativi per l' ambiente. Tre sono le tipologie di investimenti previste. Investimenti direttamente rivolti al miglioramento dell' ambiente, cioè che contribuiscono a miglioramenti ecologici che sono, tra l' altro, relativi a uno dei seguenti elementi:
• risparmio di energia e di risorse naturali;
• prevenzione, riduzione o (ri)trattamento di tutte le forme di inquinamento (acqua, aria, rifiuti,...);
• protezione delle acque del suolo e sotterranee;
• altri investimenti che contribuiscono al miglioramento ambientale; questi investimenti non mirano direttamente a immediati progressi ecologici, i quali rappresentano effetti secondari derivanti dall' investimento (es. sostituzione di macchinari esistenti con attrezzature che rispettano di più l’ ambiente);
• investimenti realizzati da imprese che producono attrezzature, tecnologie, prodotti o servizi “puliti”. Tali investimenti devono contribuire allo sviluppo e alla produzione di prodotti e di servizi che permettano alle altre aziende di raggiungere un livello elevato nella protezione dell' ambiente.


Soggetti beneficiari sono le PMI che impiegano fino a 50 dipendenti, nonchè le imprese più grandi purchè non impieghino più di 100 dipendenti. L' intervento comunitario consiste nella concessione di garanzie di prestito erogate dal Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI), fornite senza costi per l' impresa, fino al 50% dei costi del progetto. Gli investimenti eleggibili devono avere una scadenza inferiore o pari ai 7 anni.
Legge 341/95 - art. 1 “Agevolazioni in forma automatica”.

Oggetto delle agevolazioni (che sono rilasciate in forma automatica) sono gli investimenti costituiti da nuovi macchinari e impianti, da utilizzare nel ciclo produttivo o a supporto del ciclo stesso, relativi alla creazione di un nuovo stabilimento, all' ampliamento, all' ammodernamento, alla ristrutturazione, alla riconversione, alla riattivazione ed alla delocalizzazione degli impianti produttivi. Tra le spese ammissibili alle agevolazioni sono previste anche quelle sostenute per l' acquisizione di servizi finalizzati all' adesione ad un sistema di gestione ambientale normato (quali EMAS, ISO 14001), ovvero all' acquisizione del marchio di qualità ecologica del prodotto, purchè connessi ad uno dei programmi di investimento di cui alle lettere a) macchinari ed impianti, b) attrezzature di controllo della produzione, c) unità e sistemi elettronici per l' elaborazione dei dati. L' agevolazione prevista, per le zone rientranti nella provincia di Napoli e di Salerno, è del 55% per le piccole imprese, del 55% per le medie imprese, del 40% per le grandi imprese, in rapporto al costo agevolabile dei beni e servizi. Gli investimenti devono essere realizzati dall' impresa beneficiaria (per poter usufruire dell' agevolazione) entro 30 mesi dalla data di presentazione della dichiarazione-domanda.

“Finanziamenti agevolativi per gli investimenti per l' innovazione tecnologica e per la tutela ambientale” - L. 598/1994 art.11 - L. 341/1995 art.3 - D.M. Tesoro 11/07/1995 (Mediocredito Centrale)

Il finanziamento rivolto alle PMI industriali (MICA 22/03/94), per investimenti tanto nel campo dell' innovazione tecnologica quanto nel campo della tutela ambientale. Tra i progetti per la tutela ambientale vi rientrano anche:

• installazione di raccolta, trattamento ed evacuazione dei rifiuti inquinanti solidi, liquidi o gassosi;
• installazione di dispositivi di controllo dello stato dell' ambiente;
• interventi per la razionalizzazione degli usi di acqua potabile e per la protezione delle fonti;
• installazione di impianti ed apparecchiature anti inquinamento in stabilimenti industriali, sia volti alla riduzione delle immissioni nell' ambiente esterno di sostanze inquinanti, sia destinati al miglioramento diretto dell' ambiente di lavoro e della sicurezza contro gli infortuni;
• conversione e modifica di impianti e/o processi produttivi inquinanti in impianti e/o processi produttivi sicuri;
eliminazione dell' impiego di sostanze inquinanti o nocive durante il processo produttivo.


L' agevolazione (fino al 70% del programma di investimenti con un massimo di 3 miliardi di lire) non cumulabile con agevolazioni contributive o finanziarie previste da altre leggi nazionali, regionali o provinciali. La durata del finanziamento fino a 7 anni (comprensivi di un preammortamento non superiore ai due anni). Il contributo agli interessi del 45% del tasso di riferimento calcolato sull' importo ammesso all' agevolazione, per gli investimenti realizzati nei territori ob.1 - Reg, CE 2081/93 (compreso Molise sino al 31/12/99); del 23% del suddetto tasso di riferimento per gli investimenti realizzati nel restante territorio.

Banca Europea per gli Investimenti (BEI).

La BEI finanzia attraverso delle banche intermediarie i prestiti globali finalizzati a progetti di investimento di importo inferiore ai 25 milioni di ECU; tra le tipologie di investimenti finanziate dai prestiti globali, rientrano, tra le altre, le seguenti:

• progetti a finalità energetica, e segnatamente i progetti finalizzati ad attività produttive e servizi, quali:
- miglioramento del rendimento energetico nei processi produttivi;
- riduzione delle perdite di energia negli edifici e nei processi produttivi;
- sostituzione di idrocarburi con combustibili alternativi;
• progetti a finalità ambientale, quali:
- installazioni di raccolta, trattamento ed evacuazione dei rifiuti inquinanti solidi, liquidi o gassosi;
- installazione di dispositivi di controllo dello stato dell' ambiente;
- interventi per la razionalizzazione degli usi di acqua potabile e la protezione delle fonti;
- investimenti per la modifica di processi produttivi inquinanti in processi produttivi sicuri;
- eliminazione dell' impiego di sostanze inquinanti o nocive durante il ciclo produttivo.

La copertura finanziaria assicurata pari al 50% del costo complessivo del progetto, che può essere elevato sino al 60% per gli investimenti a finalità ambientale. Il tasso di interesse applicato può essere fisso, variabile o aperto; attualmente il tasso variabile sui finanziamenti in lire (che quello cui le imprese ricorrono più frequentemente) pari circa al 6%, mentre quello fisso si aggira intorno al 5%. L' arco temporale può raggiungere i 10 anni, ma sono finanziabili solo i programmi non completati o al massimo completati da non oltre sei mesi dalla data di presentazione del progetto alla BEI.

La priorità data ai progetti:

• promossi da PMI che impiegano fino a 100 dipendenti;
• localizzati nelle zone che beneficiano di regimi di aiuto nazionali o comunitari a titolo di sviluppo regionale (Reg. 2081/93/CE).
V. decreto. Commissione 22 marzo 1994 94/173/CE fissante i criteri di scelta relativamente agli investimenti destinati a migliorare le condizioni di trasformazione e di commercializzazione dei presistenti. Gli investimenti ammessi al finanziamento agevolato sono, tra gli altri:
• dispositivi finalizzati esclusivamente al monitoraggio dello stato dell' ambiente, ivi comprese le spese di installazione;
• investimenti che consentano l' eliminazione di sostanze pericolose;
acquisto di impianti, macchinari ed attrezzature che abbiano come finalità il miglioramento delle performance ambientali del ciclo produttivo oggetto di investimento (ad es. nei settori: acqua, rifiuti, energia, emissioni, rumore, ecc.);
• attività di manutenzione straordinaria degli impianti, macchinari ed attrezzature e servizi connessi, che consentono una sensibile riduzione dell' impatto complessivo sull' ambiente dell' attività produttiva.

Per le imprese di nuova costituzione l' ammissibilità al finanziamento agevolato, vincolata all' adesione entro il completamento dell' investimento ad uno specifico sistema di gestione ambientale normato (EMAS ovvero classe ISO 14000). Il finanziamento consiste tanto in un contributo in conto interessi, quanto in conto capitale. Di particolare rilievo poi la previsione di una scheda “Parametri ambientali” nella quale il soggetto richiedente il finanziamento, deve descrivere quali/quantitativamente gli investimenti da realizzare, in termini di: recupero rifiuti; minore produzione di rifiuti; prelievo (riduzione dei consumi e riutilizzo) e depurazione della risorsa idrica; produzione di tecnologie per l' ambiente; installazione di dispositivi di controllo ambientale; emissioni in atmosfera; materie prime (riutilizzo scarti di lavorazione, utilizzo materie prime seconde). E' fondamentale il fatto che il miglioramento di almeno uno degli elementi quali/quantitativi indicati nella scheda “Parametri ambientali”, e nessun peggioramento degli altri, rispetto alle condizioni di esercizio in atto nelle relative attività produttive, rappresenta condizione per l' ammissibilità degli investimenti.

Quanto sopra rappresentato dimostra che per la realizzazione di interventi ambientali nel comparto in esame, non ci deve essere necessariamente un programma di finanziamento mirato, ma esistono opzioni diverse. Certamente tale scelta risulterà tanto più difficile, anche in termini di opportunità ed interesse, quanto più si vorrà vedere un ritorno economico nel breve periodo. E' evidente infatti che gli investimenti ambientali garantiscono un ritorno “economico” nel breve-lungo periodo.

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